CONSTRAINT - Beatrice Bini: intervista

Beatrice Bini è la cantante di un gruppo emergente del panorama Symphonic/Alternative Metal italiano: i Constraint.

Ai nostri microfoni, Beatrice ha voluto parlarci di se stessa e della sua band, guidandoci all'interno del progetto realizzativo del debut album Enlightened by Darkness, da poco disponibile sul mercato discografico.


Benvenuta! E' un piacere intervistarti per il sito web Rock Metal Essence.com

Grazie mille per l'opportunità! Un saluto a tutti!

­Quali sono le tue principali influenze musicali?

Musica classica, musical, symphonic metal, progressive rock/metal, folk, folk metal, avant­garde metal, post­rock. I miei musical preferiti sono ''Notre Dame de Paris'' e '' The Phantom of the Opera''. L'influenza maggiore per la mia vocalità sono stati i ''vecchi'' Nightwish, gli Evanescence e gli Epica per un bel po' di anni, poi ho cominciato ad ascoltare molti altri generi in cui l'impostazione vocale è decisamente più orientata verso il pop/jazz e l'hard rock . Ascolto anche melodic death metal. Le mie band preferite sono Opeth, Draconian e Pain of Salvation.

­Come è nata in te la passione per la musica?

Ho sempre ''respirato'' musica sin da piccola, dato che mio padre canta, suona la tastiera e il basso (e un po' la batteria). Mi è sempre piaciuto canticchiare ma, a causa della mia timidezza, non ho avuto il coraggio di farlo davanti a qualcuno fino ai miei 14 anni, quando ho deciso di prendere la mia prima lezione. Il mio scopo era imparare a utilizzare la mia voce reale, esplorandone le potenzialità senza produrre danni alle corde; non avrei mai immaginato di intraprendere una carriera del genere e, invece, due anni dopo, mi sono iscitta in Conservatorio per studiare canto lirico. Grazie al teatro, al canto e alla danza sono riuscita ad esprimere me stessa, superando diversi blocchi psicologici. Il mio primo approccio''serio'' alla musica è avvenuto, in realtà, a 11 anni, quando ho cominciato a suonare il corno francese che, purtroppo, per questioni di mancanza di tempo, ho dovuto abbandonare 3 anni dopo.

­Hai suonato in altre band prima del tuo attuale gruppo, i Constraint?

No. Ho iniziato a cantare nei Constraint pochissimi mesi dopo la mia prima lezione (facevo ancora le stecche ahah, però mi sono "buttata"). Nel corso degli anni, ho collaborato a diversi progetti e, nel frattempo, sono entrata a far parte della Chocobo Band, un tributo alle colonne sonore di Final Fantasy.

­Come componete generalmente le vostre canzoni?

Tutti i pezzi di questo album sono stati composti partendo dall'improvvisazione in saletta o sviluppando, sempre tutti insieme, una melodia o un giro di accordi di uno dei membri (generalmente il tastierista). Ognuno dà il suo contributo personale e si cerca di trovare il denominatore comune che permetta di attuare la miglior sintesi delle nostre idee. Con questo metodo ci troviamo bene, ma non è detto che non ne sperimenteremo altri.

­Come descriveresti la vostra band a coloro che non la conoscono?

Non è semplice auto­descriversi, ma oserei dire che siamo una band ''sincera'', che mostra se stessa per quello che è, senza troppi artifici. L'anima e l'istinto sono l'essenza della nostra musica, che vuole trasportare in una dimensione interiore, di riflessione e conoscenza di sé come individui singoli (concetti suggeriti dal titolo dell'album, ''Enlightened by Darkness'').

­Come è nato il vostro gruppo?

Il tastierista e il chitarrista frequentavano le stesse scuole medie e hanno cominciato a suonare insieme; qualche mese dopo sono entrata io e poi il batterista, che ci ha spinti a preparare in un mesetto una scaletta di varie cover per poi esibirci live per la prima volta (2011). Poi, nel corso del tempo, ci sono stati svariati cambi di line­up (basso e batteria).

Parliamo adesso del vostro disco di debutto..

Questo è il nostro primo album e riteniamo che sia una raccolta di pezzi scritti nel corso di diversi anni durante la nostra adolescenza, che poi abbiamo rielaborato prima di registrare il CD. Perciò, non si può definire un insieme organico e ''pensato'' sin dall'inizio: i pezzi sono nati spontaneamente, a partire dai nostri 15 anni e non avevamo progettato di registrare un album ''serio''...e, invece, le cose sono andate bene, ci siamo evoluti musicalmente e personalmente, riuscendo a realizzare un nostro primo prodotto, al quale hanno collaborato anche una flautista e un violinista, entrambi molto talentuosi. Ora siamo pronti per lavorare sodo a un'opera coerente e strutturata dal punto di vista sia concettuale che compositivo.

­Cosa dobbiamo aspettarci dal gruppo nel futuro?

Tanta sperimentazione ed esplorazione di idee e generi diversi dal symphonic metal. Siamo maturati abbastanza per cominciare a sviluppare uno stile ancora più originale, che sia svincolato dalle solite etichette.

­Ad oggi, quale è stato il vostro più bel concerto, e perché?

Nonostante qualche problema tecnico, il concerto più bello è stato probabilmente l'ultimo: il nostro release party del 20 febbraio al Borderline. All'inizio eravamo un po' tesi, perché non suonavamolive con il nostro batterista da un anno e mezzo (causa Erasmus e impegni nelle registrazioni) ed era il primo concerto con le nostre guest (flautista e violinista), ma, durante il live, abbiamo dato il massimo, anche grazie al supporto del numerosissimo pubblico. Il problema più grave, almeno per me, è stata l'assenza degli in ear monitor (che uso invece con la Chocobo Band). Basarsi sulle spie presenti nel locale può indurre a fare errori...adesso, infatti, ci stiamo attrezzando anche noi per acquistare un sistema in ear!

­Come descriveresti il vostro concerto perfetto?

Beh, il concerto perfetto, sicuramente, dovrebbe svolgersi in condizioni di acustica impeccabili, in una location decisamente scenica (in un teatro, in un'arena, o su un lago circondato da montagne), con tanto, tanto pubblico carichissimo e insieme a diverse band talentuose (una specie di festival, insomma). Il massimo sarebbe se il tutto fosse incorniciato da scenografia, luci e costumi spettacolari, con magari la possibilità di proiettare filmati e immagini.

Ah, che utopia :D

­Quali sono state le più grandi difficoltà che avete incontrato nel tentativo di emergere come formazione?

Sicuramente, il più grande ostacolo è organizzare i live. Non avendo una booking agency, dobbiamo gestire tutto da soli e molti locali non sono disposti a far suonare band emergenti che propongono un genere di nicchia (sono decisamente più favorite le tribute band, in quanto portano più guadagno ai locali...)

­Cosa ne pensi della scena musicale italiana?

Penso che sia ricca di talento, c'è una moltitudine di band notevoli che suonano diversi generi e propongono idee interessanti...Purtroppo, però, non sono valorizzate granché, nè dai locali, nè dal pubblico, che in genere è pigro e ama ascoltare ciò che già conosce...Molti non comprendono che, se si vuole valorizzare la propria scena, è bene supportarla andando almeno ai concerti delle band underground che suonano vicino a casa.

­Quali sono le tue considerazioni sul mercato musicale? E su internet?

Il mercato musicale, purtroppo, non si basa più granché sull'acquisto di cd...Con l'avvento di internet, ormai, tutto può essere scaricato illegalmente. Inoltre, l’offerta è veramente vasta, il mercato è saturo, perché, ormai, i mezzi per registrare un album e pubblicizzarsi sul web sono alla portata di tutti. Ci sono due lati della medaglia: quello positivo è l’opportunità di farsi conoscere, quello negativo è la difficoltà ad emergere in questo caos. La cosa su cui puntare è suonare dal vivo, farsi conoscere in giro il più possibile (ma organizzando i live con criterio): il potenziale reale della band si valuta durante i concerti, che è il momento migliore per creare impatto sul pubblico. Se lo spettacolo che si propone è d'effetto sotto diversi punti di vista (musicale, scenico, del coinvolgimento), il pubblico non si dimenticherà della band e sarà più propenso ad acquistare il cd. Nell'epoca del consumismo, è necessario ''condensare'' tutta l'essenza della band in un live, in un video su youtube, perché la gente non ha più molta voglia di fare ricerche approfondite o comprare un cd per mera curiosità.

­Grazie del tempo dedicatoci. Se vuoi aggiungere dell'altro, sentiti libera di farlo!

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