BLAZE BAYLEY - Infinite Entanglement: recensione

Artista: Blaze Bayley
Titolo: Infinite Entanglement
Genere: Heavy Metal
Anno di uscita: 2016
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Blaze Bayley Recording
Voto: 95/100
A quattro anni di distanza dall'ultimo “The king of metal” (periodo comunque produttivo, in quanto condito dall'uscita dell'EP acustico “Russian holiday” con Thomas Zwijsen, del doppio best of “Soundtracks of my life”, del DVD “Live in Prague”, dell'EP “Rock!” dei Wolfsbane, oltre a numerose altre collaborazioni), torna Blaze Bayley con il suo ottavo album solista in studio (contando anche quelli usciti sotto il monicker Blaze).


Riagganciandosi alle tematiche fantascientifiche narrate nei suoi primi due album (“Silicon Messiah” e “Tenth Dimension”), “Infinite entanglement” è un concept album, prima parte di una trilogia, che narra la storia di William Black, inviato, a bordo dell'astronave “Laika”, in un lungo tragitto verso il pianeta Kepler 452b, simile per condizioni alla Terra.

Nel suo viaggio verso l'infinito, Black (personaggio già protagonista del concept “Tenth dimension”) si interroga sulla sua umanità, sulle sue connessioni verso qualcuno con cui non si hanno contatti e sulla sua vita.

La storia completa verrà pubblicata, alla fine della trilogia discografica, nel libro, scritto dallo stesso singer britannico, intitolato “The book of entanglement”, accompagnato anche da un videogioco.


Dopo questo ampio preambolo, che serve ad inquadrare la complessità dell'operazione discografica ed il coraggio del progetto di Bayley, passando ad analizzare il disco tout court, quello che resta evidente è la qualità e la forza delle canzoni (e, di conseguenza, dell'intero album, assolutamente organico ed omogeneo), che porta “Intifinite entanglement” ad essere uno dei suoi dischi più riusciti, al pari dell'esordio solista e di “The man who would not die”.

Le canzoni (scritte quasi tutte da Bayley e dal chitarrista Chris Appleton) sono spesso introdotte da parti narrate (che riproducono estratti dal citato libro), che servono da collante per la narrazione dell'intera storia.

La rocciosa title track, che apre il disco, introducendoci al mondo della fisica quantistica, è un'ottima traccia, con rallentamenti nel ritornello ed accenni sinfonici (cori femminili e tastiere in evidenza); ottimo il vorticoso assolo di Appleton.


Segue la scatenata “A thousand years” (scritta insieme a Michelle Sciarrotta), che tiene alto il ritmo con la sua cadenza ed il suo ritornello “a presa rapida”; anche qui, ottimo il lavoro della backing band di Bayley, gli Absolva, sia dal punto di vista ritmico (qui, in particolare evidenza, Martin Mcnee alla batteria) che da quello solista.

Tensione sempre alta con “Human”, per la quale è stato prodotto anche un video clip promozionale, anch'essa molto melodica nel ritornello, in cui Black si interroga sulla propria umanità e su come distiguere la realtà dall'immaginazione.

Dopo questo terzetto di killer tracks, cambio deciso di registro con la successiva “What will come”, unica traccia del disco scritta in coppia da Bayley con Thomas Zwijsen (che vi suona la chitarra): una traccia acustica, sullo stile di quanto proposto nell'EP “Russian holiday”, impreziosita dal dolce suono del violino di Anne Bakker, che racconta il viaggio nello spazio del protagonista, con un progressivo aumento di ritmo con l'accrescere della sua incertezza, scandita dal passaggio dei giorni nel proprio itinerario.

La rocciosa e cadenzata “Stars are burning” è un mid tempo, dal semplice e coinvolgente ritornello, in cui Bayley, nella prima strofa utilizza una distorsione per la voce; nella canzone, Black, osservando la potenza e l'eternità delle stelle, viene spento ad effettuare delle riflessioni sul significato della propria vita e del proprio viaggio.

Il ritmo torna alto con la successiva “Solar wind”, scritta da Bayley, Appleton e Sciarrotta, altra traccia veloce, melodica e con ottimo assolo di chitarra. Un sicuro cavallo di battaglia per gli show dal vivo.


L'intermezzo “The dreams of William Black” (scritto da Bayley, Appleton, Sciarrotta ed Emily Pembridge) è una breve traccia basata su un tappeto di tastiere, con melodie di chitarra e pianoforte, con varie voci che ripetono insistentemente la frase “Where are you?”, anche in altre lingue, compreso l'italiano.

La veloce “Calling you home” è uno dei pezzi più riusciti dell'intero album: un vero fulmine, trascinante, e, contemporaneamente, melodica nel ritornello, dalla sicura presa, e nella vorticosa parte strumentale, con altro grande assolo di Appleton.

Ritmo sempre alto con “Dark energy 256”, galoppata guidata dal basso pulsante di Karl Schramm, in cui la batteria pesta duro e la chitarra si lancia in assoli rapidi; su tutto la tonante voce di Bayley.

Un triste arpeggio ci introduce a “Indipendence” (scitta, come la seguente, dal trio Bayley / Sciarrotta / Appleton), che, dopo l'iniziale parte quieta, si scatena in un altro brano veloce e coinvolgente, come tutta la parte finale del disco. Il brano tratta dei sentimenti cari al singer inglese (forza di volontà, tenacia nelle difficoltà, desiderio di vendetta verso i soprusi subiti: “It's hard to beat someone with nothing left to lose / it's hard to beat some one fighting to preserve their way of life / and if they beat me down then I will rise again / now I refuse to die, I will be defiant till the end / so here I stand alone with nothing left to lose / and all the storms of life will not stop me taking my revenge”), già trattati in vari (ottimi) brani in passato, in cui Bayley riesce a toccare corde nascoste nel profondo dell'animo dell'ascoltatore.

Il pathos accumulato nei brani precedenti sublima il suo climax nella canzone finale “A work of anger”, vero culmine del lavoro: anche questo brano è introdotto da un dolce arpeggio di chitarra, per poi incrementare il ritmo con il crescere della tensione. Molto significativo quando Bayley canta “Beyond words beyond thought I'm connected to you”: questo è esattamente il tipo di connessione che questo disco riesce ad instaurare con l'ascoltatore attento.

Chiude il disco la ghost trackShall we begin?”, breve pezzo strumentale di collegamento con il disco seguente.


Operazione complessa quella affrontata da Bayley, che si mette completamente in gioco in un triplice concept album, con libro, videogioco, libretto ben curato, con molte citazioni di grandi autori e scienziati (tra gli altri Shakespeare, Bohr, Planck), narrando una storia di fantascienza con riferimenti ad alti concetti di fisica.

Il tutto affrontato con la solita carica di energia e passione che riesce a trasmettere nei suoi testi, riuscendo egregiamente in una particolare amalgama tra narrativa e psicologia dei personaggi, che unisce le due anime in cui i suoi testi avevano eccelso in passato (per la parte fantascientifica, ricordiamo i già citati primi due dischi solisti; per la parte più personale, dischi più recenti, quali “Blood and belief” e “The man who would not die”).


Anche da punto strettamente musicale, ottima la backing band Absolva, che mostra grande personalità esecutiva, con nota di merito per il chitarrista Appleton che ha curato, in collaborazione con Bayley, la scrittura di quasi tutti i brani e la produzione del disco. Ottimo anche l'apporto dei numerosi guest presenti, i quali arricchiscono senza appensantire minimamente il sound delle canzoni.

Il coraggio e la passione messi da Bayley nel disco lo premiano senza dubbio alcuno, anche grazie ad una prova davvero carismatica di un cantante che troppo spesso ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato. Davvero un applauso ad un'opera che convince e coinvolge dal primo ascolto.

TRACKLIST

01. Infinite entanglement
02. A thousand years
03. Human
04. What will come
05. Stars are burning
06. Solar wind
07. The dreams of William Black
08. Calling you home
09. Dark energy 256
10. Independence
11. A work of anger
12. Shall we begin? (ghost track)

FORMAZIONE

Blaze Bayley – voce, voce di William Black
Chris Appleton – chitarra e cori
Martin Mcnee – batteria e percussioni
Karl Schramm – basso e cori

Michelle Sciarrotta – chitarra acustica, cori e voce di Laika Westford
Thomas Zwijsen – chitarra acustica in 4
Anne Bakker – violino in 4
Emily Pembridge – tastiere e piano
Liz Owen – cori
Joanne Robinson – cori
Mel Adams – cori
Luke Appleton – cori
Aine Brewer – voce della Prof. Alice Brewer
Rob Toogood – voce del Dir. Richard Pembridge
James Dunn – voce del Dott. Alan Davis

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