WONDERWORLD - II: recensione

Artista: Wonderworld
Titolo: II
Genere: Hard rock
Anno di uscita: 2016
Provenienza: Italia / Norvegia
Etichetta: Key Music
Voto: 95/100
Dopo un ottimo album d'esordio, l'omonimo del 2014, i Wonderworld tornano con una nuova uscita, chiamata semplicemente “II” - come solamente i grandi osano fare (illustri esempi sono i Led Zeppelin ed i Queen) - lasciando davvero il segno.

Una nota di merito iniziale merita l'ottima copertina, realizzata da Elton Fernandes, che con la surreale presenza della cornuta tartaruga volante, che porta sul dorso una casetta con giardino, richiama ovviamente il “mondo della meraviglie” che la band richiama già nel proprio nome.

Se già il primo capitolo aveva fatto intuire le potenzialità del gruppo italo – norvegese, la nuova uscita lascia davvero a bocca aperta, partendo dal solido hard rock dell'esordio ed “esplodendo”, poi, in ogni direzione (con richiami smaccatamente heavy metal, riff sabbathiani, influenze orientali, raffinatissime ballate, parti di testo in celtico, ecc.).

Ciò che sorprende è, appunto, la “ricchezza” del prodotto che si affianca alle indubbie capacità compositive ed esecutive dei singoli musicisti che, come già ricordato in sede di recensione della loro ultima data in Italia, riescono ad esaltarsi vicendevolmente nell'amalgama che li unisce.

L'opener “Forever is a lie” riprende il filo musicale del precedente album, con un mid tempo scandito da un ottimo ritornello e da un assolo di chitarra davvero avvolgente; il finale lascia spazio ad un piccolo assolo di basso, in cui Tiranti dimostra – se ve ne fosse ancora bisogno – anche le proprie capacità meramente strumentali; il testo si scaglia contro la superficialità ed i compromessi del mondo moderno, sollecitando a liberarsi dai vincoli imposti dall'esterno per vivere la propria vita: davvero un bel messaggio posto in apertura al disco.

Anche la successiva “Remember my words” si muove sulle coordinate stilistiche dell'esordio, con un brano leggermente più aggressivo del precedente, molto diretto ed accattivante, con una riuscita parte centrale strumentale.

Prime novità in “Elements”, nelle cui strofe Roberto Tiranti alterna la propria voce “pulita” a quella “distorta”, creando una interessante dinamica; ottimi anche bridge e ritornelli, con una parte cantata in celtico. Nella parte strumentale, davvero ottimo l'assolo di Ingwersen, che cita brevemente “Nell'antro del re della montagna” (dalla suite op. 46) del suo connazionale Edvard Grieg. Il brano si chiude con una coda – quasi una jam – con un piccolo spazio per tutti e tre i musicisti.

La prima ballad “It's not over yet” incorpora (in particolar modo nell'introduzione) interssanti atmosfere orientaleggianti che ben si sposano con la natura soft rock del brano. Davvero difficile descrivere a parole la magia che il connubio orientale – romantico riesce a creare, anche nella parte dell'assolo di chitarra, che riporta alla mente alcune parti di Blackmore nei primi Rainbow.

La successiva, delicatissima, “Echo of my thoughts” raggiunge altissimi livelli di lirico pathos, con una ballata che stupisce per la sua “emozionalità” (mi ha portato alla mente alcune cose del miglior Sting intimista - “Fragile” ad esempio): davvero una canzone di un livello superiore.

Dopo la magica atmosfera dei due brani precedenti, i Wonderworld ci stupiscono nuovamente – per la terza canzone consecutiva – cambiando completamente registro: le atmosfere orientali e liriche dei due brani precedenti lasciano il posto in “The evil in disguise” ad un brano rock ad alto ritmo, forse (come ricordava lo stesso Tiranti nello show al Teatro Govi), il più “cattivo” tra quelli prodotti dalla band. Cantato aggressivo come non mai, ritmo incalzante, riff roccioso: davvero un brano d'impatto!

Con “Return to life” i ritmi rallentano per ricollegarsi a quelli di inizio disco, per un brano dal testo cupo, relativo alla necessità di reagire alle situazioni di depressione ed alle difficoltà connesse. Nonostante il tema trattato, la canzone, musicalmente parlando, non lascia trapelare l'atmosfera cupa descritta.


Tale ultimo aspetto è rimarcato dalla dolce e malinconica (anche nel suo incedere) “Memories”, al limite del dark, che esplode nell'ottimo ritornello e, soprattutto, nella parte finale, con prestazione da brividi di Tiranti ed assolo molto tecnico di Ingwersen seguito da notevoli armonizzazioni vocali.


All'improvviso lo spirito di Iommi, Butler e Ward si impossessa dei nostri Wonderworld per l'introduzione della successiva “In the end”, che richiama apertamente le atmosfere sulfuree dei primi Black Sabbath. Il brano prosegue con un'accelerazione di ritmo, per poi esplodere nel potente e melodico ritornello. Altra perla del disco.

La conclusiva “Down the line” è un'altra ballata di ottima fattura, che ha l'unico difetto di doversi confrontare con i due brani lenti – capolavoro che la precedono: non le manca assolutamente nulla per essere un grande brano, a partire dall'atmosfera dolce al crescendo con assolo di assoluta classe.

In conclusione, non resta che fare davvero i complimenti ai Wonderworld per questa seconda prova che, partendo da quanto di buono già fatto nel disco d'esordio, ampliano la loro offerta musicale con influenze disparate che, contrariamente a quanto spesso accade, riesco ad arricchire di molto il valore musiale senza inficarne la personalità. Davvero una prova di grande spessore.

TRACKLIST

01. Forever is a lie
02. Remember my words
03. Elements
04. It's not over yet
05. Echo of my thoughts
06. The evil in disguise
07. Return to life
08. Memories
09. In the end
10. Down the line

FORMAZIONE

Roberto Tiranti – voce e basso
Ken Ingwersen – chitarre, tastiere e cori
Tom Fossheim - batteria

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