Wonderworld live al Teatro Govi (Genova): report e foto

L'insolita cornice (quanto meno per un concerto di musica hard rock) del Teatro Rina e Gilberto Govi di Genova ha ospitato la seconda esibizione italiana del 2016 per i Wonderworld, che ci deliziano con una sorta di presentazione del secondo album, chiamato semplicemente “II”.

Lo storico teatro genovese, che merita il nostro apprezzamento per aver inserito, nelle ultime stagioni, sempre più eventi musicali di stampo rock ed hard rock nel sua programmazione, rappresenta, infatti, per la sua conformazione scenica, un interessante punto di incontro tra la rigida formalità del teatro (con, ad esempio, i posti a sedere) e la calda atmosfera di un locale nato per la musica live (anche in conseguenza della poca distanza tra palco e platea e complice l'ottima resa acustica).

A scaldare la sala ci pensano i savonesi Lovecats, band di classico hard rock anni '80 con voce femminile, che aprono la serata alternando proprie composizioni, valide e dirette, a cover “classiche” del genere (cito, tra le altre, “Kickstart my heart” dei Motley Crue e “Rebel yell” di Billy Idol) ed altre, in origine lontane dal sound della band, ma adeguatamente energizzate (quali: “Next to you” dei The Police, in cui compare sul palco, per un attimo, Roberto Tiranti a cantare il ritornello; “Word up!” dei Cameo, in una versione più simile a quella dei Gun del 1994; “Ring of fire” di Johnny Cash, posta in chiusura di set).

E' la volta, poi, dei Wonderworld di Roberto Tiranti (voce e basso), Ken Ingwersen (chitarra e cori) e Tom Arne Fossheim (batteria), capaci di un'ottima prova, con un'esibizione decisa ed autorevole, accompagnata ed alleggerita da un'atmosfera informale e scanzonata.

Forse è proprio questa la ricetta vincente dello show della band: canzoni robuste, ottimamente suonate da musicisti di grande capacità, indubbia professionalità ed ottima amalgama che, però, riescono a giocare con il loro ruolo ed a divertire (e, a quanto pare, divertirsi) sul palco.

Fossheim, che alla batteria risulta meno “visibile” e maggiormente “sacrificato” rispetto ai suoi compagni, per certo non manca di farsi sentire, con un drumming preciso e deciso, che mostra anche fantasia quando la struttura del pezzo lo consente.

Ma i veri mattatori della serata sono stati Tiranti ed Ingwersen. Il primo è stato autore di una prova perfetta (ma avevate dubbi?), fatta di energia, classe e simpatia, sia alla voce che al basso. Il chitarrista norvegese è parso in gran spolvero, anche rispetto alla già eccellente prova del FIM 2015. Ma sono l'intesa e l'interazione (anche scenica) tra i due che ha garantito allo spettacolo quel quid pluris che lo ha reso davvero speciale.

La setlist presenta brani estratti dal disco d'esordio (ricordiamo, in ordine sparso, tra le altre: “Wonderworld”, “Break the chains”, la cover di Russ Ballard “Voices” e “A new life”) ed estratti dal nuovo disco (tra cui la potente “The evil in disguise” e “Return to life”), oltre a cover di classicissimi quali “Perfect strangers” dei Deep Purple, “Tom Sawyer” dei Rush e, come gran finale, un tributo al Wizard Ken Hensley, con “Gypsy” degli Uriah Heep.

Insomma, davvero una serata speciale, con una band in gran forma, che ama divertire e divertirsi sul palco, riuscendovi pienamente.















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