DEATHCRUSHER TOUR @ Estragon, Bologna: il report!


Una cornice di pubblico davvero folta e compatta accoglie sul suolo italiano le formazioni dei Carcass, degli Obituary, dei Napalm Death e dei Voivod nella loro unica tappa tricolore del tour itinerante Deathcrusher.

Il 17 novembre bolognese non verrà così ricordato soltanto come data dell'amichevole Italia-Romania o come vigilia del concerto di Bob Dylan, ma anche come il giorno in cui si sono aperte le porte dell'inferno sul live club dell'Estragon, lasciando entrare tra le mura del locale demoni, spiriti, mostri e figure occulte del male sotto forma di note pesanti e possenti di chitarre, bassi, batterie e maligne vocalità growl.

Al di là di qualche polemica nata a causa dell'anticipazione dell'orario di inizio dello show di una mezz'ora (fatto che mi fa perdere lo spettacolo dei nostri Herod, o meglio, che me lo fa ascoltare da fuori delle porte, in coda), il concerto si è rivelato un successo sotto tutti i punti di vista, e anche i suoni, tolte qualche difficoltà a inizio set dei Carcass, sono stati in linea con la media acustica a cui siamo abituati nel nostro Paese.

Come detto, dopo l'apertura (persa) degli Herod, sono stati i Voivod i primi a calcare il palco dell'Estragon, venendo accolti con un boato enorme dal pubblico presente, gran parte del quale, lo apprendiamo ascoltando i discorsi qua e là, è venuto apposta per assistere proprio a questo spettacolo. E i canadesi rispondono alla grande, con dieci minuti in più di concerto e una prestazione esecutiva eccellente, forse la migliore della serata, che lascia a bocca aperta anche quelli che conoscevano poco il combo canadese. Otto canzoni, da Ripping Headaches a Voivod, sparate una in fila all'altra senza un attimo di riposo, senza una esitazione, senza un calo o una sbavatura. Prodigiosi tecnicamente, carismatici come pochi: i Voivod sono questo, sono una mistura di influenze metal estreme su una base cangiante, quasi progressiva, assolutamente tecnica. Sono unici e inconfondibili, e stasera hanno spaccato tutto! Voto: 9.5!


Setlist:

1. Ripping Headaches
2. Tribal Convictions
3. Kluskap O'Kom
4. Chaosmöngers
5. The Prow
6. Overreaction
7. Forever Mountain
8. Voivod


I Napalm Death si presentano invece a Bologna indeboliti dalla assenza di Barney, assente per motivi famigliari e sostituito dal bravo cantante Chris Reese dei Corrupt Moral Altar. Il vocalist sfrutta bene la sua opportunità, mettendo in mostra una bella vocalità feroce che soltanto in poche occasioni sembra soffrire la mancanza di totale affinità con il gruppo. La tracklist è ottima e l'esecuzione del gruppo è magistrale, con il muro sonoro invalicabile tipico di quetsa formazione che viene perfettamente riprodotto dalle casse a bordo palco. Tripudio generale sull'esecuzione di You Suffer, ma il bis ampiamente richiesto dalla platea non è accolto dalla band. Peccato. Da segnalare l'ottima chiusura di spettacolo affidata a capisaldi della carriera del gruppo come Suffer the Children
e Adversarial/Copulating Snakes, per uno show che ha esaltato l'Estragon e dato vita a pogate davvero furiose. Voto: 8!
 

Setlist:

1. Apex Predator – Easy Meat
2. Silence Is Deafening
3. When All Is Said and Done
4. Smash a Single Digit
5. Metaphorically Screw You
6. Scum
7. The Kill
8. Life?
9. You Suffer
10. Cesspits
11. Social Sterility
12. Deceiver
13. How the Years Condemn
14. Suffer the Children
15. Adversarial/Copulating Snakes


Eroi assoluti della serata, gli Obituary. In forma smaliante, molto più in palla rispetto a quando li vidi diversi anni fa in quel di Wacken (era il 2008), i fratelli John e Donald Tardy, con il solito Trevor Peres e i ''nuovi'' Kenny Andrews e Terry Butler, regalano all'Italia il concerto della dannazione eterna. Oltretombali, massicci, avanzanti come la Nera Regina, gli statunitensi ci uccidono tutti con il loro sound denso e tangibile, che si può toccare con mano per finirne inevitabilmente feriti, intossicati o avvelenati dentro. Non me ne vogliano i fans dei Carcass ma, vista la prestazione da lode, forse potevano essere loro gli headliner dell'evento: l'inno Slowly We Rot sarebbe stato la chiusura perfetta di questa nottata maledettamente nera. Inutile aggiungere altro, chi c'era, sa! Voto: 10.


Setlist:

1. Redneck Stomp
2. Centuries of Lies
3. Visions in My Head
4. Intoxicated
5. Bloodsoaked
6. Dying
7. Find the Arise
8. 'Til Death
9. Don't Care
10. Slowly We Rot


Calano il sipario sulla serata, invece, i Carcass. La band inglese parte in difficoltà a causa di suoni non all'altezza, che penalizzano di molto la resa dei primi due e tre pezzi, creando un fastidioso frastuono di strumenti sovrapposti. Bill Steer e Jeff Walker sono però bravi a menenere sempre alta la tensione e la setlist scelta è delle migliori, tanto che l'unica mancanza realmente sofferta sarà quella di Black Star, soltanto accennata prima di Keep On Rotting in the Free World. Buried Dreams, Incarnated Solvent Abuse, Exhume to Consume, Reek of Putrefaction, Corporal Jigsore Quandary, Heartwork eccole lì, tutte in scaletta, pronte ad esaltare la platea mano a mano che i minuti scorrono via come secondi e l'esaltazione si trasforma in catarsi. Forse non è stato il miglior show dei Carcass a cui abbia assistito, ma questi veterani hanno portato a casa una prestazione comunque di tutto rispetto, dimostrando la solidità della loro formazione e motivando tutto il successo che ancora oggi continuano a raccolgiere in giro per il mondo. Voto: 8.5!



Setlist:

1. Unfit for Human Consumption
2. Buried Dreams
3. Incarnated Solvent Abuse
4. Cadaver Pouch Conveyor System
5. This Mortal Coil
6. The Granulating Dark Satanic Mills
7. Captive Bolt Pistol / Genital Grinder
8. Exhume to Consume
9. Reek of Putrefaction
10. Keep On Rotting in the Free World
11. Corporal Jigsore Quandary
12. Mount of Execution
13. Heartwork

Guarda tutte le foto della serata a questo link: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1156720727691419.1073741848.186853571344811&type=3
 

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