LAMB OF GOD - VII: Sturm Und Drang: recensione

Artista: Lamb of God
Titolo: VII: Sturm Und Drang
Genere: Groove Metal/ Thrash Metal
Anno di uscita: 2015
Provenienza: USA
Etichetta: Nuclear Blast
Voto: 80/100

Il ritorno dei Lamb of God era atteso da molti: tre anni orsono il loro ultimo album, Resolution, si era rivelato un po’ sotto le aspettative, e il periodo successivo ha senz’altro messo a dura prova l’intera band, ma in particolare Randy Blythe. È piuttosto nota la spiacevole vicenda che nel 2012 ha coinvolto il cantante, arrestato con l’accusa di aver contribuito alla morte di un ragazzo deceduto per emorragia cerebrale dopo aver tentato di salire sul palco durante un concerto; tutto si è risolto per il meglio, ma la causa ha richiesto del tempo, e il gruppo ha dovuto impegnarsi molto con i tour per recuperare le spese legali.

Cosa ci dovremmo aspettare, dunque, dopo una premessa del genere? Un album scritto in fretta da una band stanca e con le idee che cominciano a scarseggiare? No, tutt’altro. Con VII: Sturm Und Drang i Lamb of God dimostrano di essere sempre in gran forma e di aver superato egregiamente gli avvenimenti degli ultimi anni. A metterlo in chiaro fin da subito è la traccia d’apertura, “Still Echoes”, potente e martellante proprio come ci si aspetta e con uno dei ritornelli più trascinanti di tutto il disco. “Erase This” e la cupa “512” proseguono sempre su alti livelli, tanto che si comincia a essere piacevolmente sorpresi dalla scorrevolezza e dalla qualità dell’album; i pezzi sono coinvolgenti e i riff ispirati, in più l’ottima produzione e la consueta precisione chirurgica dei musicisti sono una goduria per le orecchie.
Le sonorità dei Lamb of God sono sempre molto omogenee, e probabilmente non si possono considerare uno di quei gruppi che si reinventano di continuo, eppure qualche stimolo nuovo sembrano averlo trovato, il che rende Sturm Und Drang ancora più interessante, specie se considerato in quale momento della loro carriera si colloca. Per rendersene conto basta ascoltare “Overlord”, davvero insolita nella sua calma e nell’uso della voce pulita da parte di Randy Blythe, seppur non manchi la sfuriata a metà brano. Troviamo, inoltre, altri due vocalist che affiancano il frontman in altrettante tracce: Chino Moreno dei Deftones su “Embers” e Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan sul brano finale, “Torches”. L’alternanza e il contrasto tra le voci non possono che giovare ai pezzi e, in particolare, su “Embers” sono senza dubbio azzeccati: lo stacco melodico di Chino Moreno nella seconda parte è, per chi scrive, uno dei momenti migliori dell’album.
Prima di apparire fin troppo entusiasta, va precisato che, comunque, non stiamo parlando di un capolavoro (del resto nessuno lo pretendeva), e qualche momento un po’ sottotono lo si trova; ad esempio “Anthropoid”, o “Delusion Pandemic”, pur essendo valide, non hanno l’impatto delle prime tracce.

In definitiva si può dire che i Lamb of God siano riusciti a tirar fuori un buon disco, mantenendo ben solido il loro stile senza tuttavia cadere in cliché, o in riciclaggio di idee. Continuiamo quindi a confidare nella qualità alla quale la band ci ha abituato e godiamoci questi cinquanta minuti di musica spacca ossa come solo i cinque di Richmond sanno fare.

TRACKLIST

1 Still Echoes
2 Erase This
3 512
4 Embers
5 Footprints
6 Overlord
7 Anthropoid
8 Engage the Fear Machine
9 Delusion Pandemic
10 Torches

FORMAZIONE

Randy Blythe – voce
Willie Adler – chitarra
Mark Morton – chitarra
John Campbell – basso
Chris Adler – batteria

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