FRONTIERS ROCK FESTIVAL II @ Live Club, Trezzo Sull'Adda

Ore 13:10 circa del 10 aprile 2015. Parto dalla stazione di Genova Brignole, destinazione il locale Live Club di Trezzo Sull'Adda. La meta finale è il Frontiers Rock Festival II. Con me ho uno zaino e una valigia.

Ore 13:10 circa del 13 aprile 2015. Ritorno alla stazione di Genova Brignole. Il Frontiers Rock Festival II si è concluso da un giorno. Con me ho uno zaino, una valigia, e due borse.

Ecco, potrei iniziare a raccontarvi così del mio weekend infernale alle corti dell'evento italiano melodic rock del 2015: partendo da due borse in più piene di gadget nel mio bagaglio di ritorno. 
Perchè?, vi chiederete voi. Beh, semplice. Perchè ''il Frontiers'' non è stato soltanto un nuovo festival perfetto e irripetibile, da raccontare alle generazioni future di appassionati AOR e hard rock italiane per merito delle strabilianti band in programma e di un'organizzazione pressocchè impeccabile (segnalati soltanto lievi disagi dovuti alle code all'ingresso delle prima giornata). No, non solo questo. Il Frontiers è stato anche e soprattutto un nuovo e unico momento di incontro tra i veri irriducibili del rock cromato tricolore che, in festa, hanno gioito sotto il palco, fatto comunella come fratelli, e infine assaltato con gli amici stranieri (numerosi anche quest'anno) merchandise e CD messi in vendita a prezzi stracciatissimi dalla label partenopea.

Insomma, a farla breve, è stata una tre giorni (dico tre giorni perchè ho acquistato il VIP Ticket del costo di 600 euro, comprensivo dello stesso hotel di lusso delle rockstar in tabellone, di gadget, ma soprattutto della straordinaria serata acustica con Eclipse, FM e Alessandro Del Vecchio and friends che ha fatto da apertura del festival in data 10 aprile per noi 100 VIP assatanati e spendaccioni) del valore di un sogno ad occhi aperti, per chi il melodic rock lo ama davvero. Non rimane altro che il disonore totale invece per quei (pochi, fortunatamente..) mugugnoni che hanno bistrattato l'evento perchè presentato con un bill di minore impatto rispetto a quello dell'immensa prima edizione.

Continuino pure a preferire gli show esteri, loro, che intanto noi nella nostra bellissima foto di gruppo di gente che conta non ce li vogliamo.

 
10 aprile - Giorno Zero (ovvero: serata acustica nella hall dell'Hotel Devero)


ECLIPSE: voto 7.5

Scattano le 22:30 e il festival parte molto bene con gli Eclipse in veste acustica. Davanti alla esigua platea comodamente seduta ad arco intorno al piccolo palco dell'Hotel Devero, Martensson e soci si presentano come terzetto  vista la mancanza del loro batterista, bloccato ahimè alla frontiera. Lo show non perde comunque di impatto, e la rivistazione dei maggiori successi del gruppo è nell'insieme molto riuscita e solida. Ottima l'intesa alle chitarre tra Erik e Magnus Henriksson, belli i siparietti con il nuovo simpaticcissimo bassista. Unico piccolo neo, qualche problemino vocale di Erik sulle note alte, che si ripresenterà anche nella serata elettrica del giorno successivo. Il cantante svedese se ne scusa a più riprese, e in fin dei conti comunque le sua grinta sopperisce alla maggioranaza delle imperfezioni. 

FM: voto 10

Sentire Hollow e Story of My Life rivisitati in chiave semi-acustica (questa volta c'è la batteria, e il basso è collegato a un amplificatore), due dei brani che in assoluto più preferisco nella carriera di questi rocker inglesi, non ha avuto prezzo. Anche in questo caso (capirete poi il perchè), sono stati loro i vincitori assoluti della giornata. Per ogni altro commento riguardo la prestazione tecnica del gruppo, la resa sonora, etc etc, vi rimando alla descrizione dello show davanti ai -mila del Live Club, che potete trovare tra qualche riga. Comunque, in sintesi: gli FM sono stati perfetti in acustico, e perfetti in elettrico. Null'altro da aggiungere.

ALESSANDRO DEL VECCHIO AND FRIENDS: voto 9.5

Incredibile concerto quello di Alessandro Del Vecchio, ormai vero pilastro delle produzioni targate Frontiers Records, e dei suoi amici ospiti, tra cui si può fin da subito citare la grande backing band composta da Mario Percudani, Alessandro Mori, Anna Portalupi. Per la prima volta dal vivo imbracciando una chitarra, Ale non delude i suoi fans con una scaletta micidiale che lo vede eseguire alcuni dei migliori singoli da lui composti per la label partenopea. Indimenticabile la resa live di In The Name Of The Father, scritta per i Revolution Saints e cantata meglio e con più passione da Del Vecchio che da Deen Castronovo (non scherzo). Questo, anticipando la salita on stage di Ted Poley (Danger Danger) prima, e di Harry Hess e di un leggermente brillo Darren Smith (Harem Scarem) poi, che eseguono con il tastierista alcuni dei loro successi. L'apoteosi finale è affidata a una Don't Stop Believing dei Journey cantata in coro da tutti gli artisti fin qui nominati, con l'aggiunta di Martensson degli Eclipse. Super!!




11 aprile - Giorno Uno


ANGELICA: voto 8

Il primo giorno 'ufficiale'' del festival si apre con una vera e propria sorpresa: la cantante Angelica. Infatti, se su disco questa ragazza mi era sembrata troppo compossata e piuttosto fredda, live si dimostra una vera furia, intonatissima e davvero abile nel muoversi e nello stare sul palco. Ottima la resa sonora dello show (fatto che fortunatamente sarà un must dell'intera due giorni del Live Club) e davvero incredibili le energie sprigionante da lei e dalla sua band di supporto, che annovera nomi illustri come quelli del marito-batterista Daniel Flores, e di Alessandro Del Vecchio alle tastiere. In concerto, promossi a pieni voti! 

PRAYING MANTIS: voto 7.5

Un po' fuori dagli schemi del festival con il loro NWOBHM ben lontano dall'hard rock e dal melodic rock, i Praying Mantis tirano fuori una prestazione comunque di grande classe, che coinvolge l'intera platea. Tra schitarrate micidiali e bei cori, l'unico difetto che mi sento di trovare in uno show emozionante e grintoso come questo è legato al nuovo singer del gruppo, molto più ruvido e di impostazione strettamente metal rispetto al suo illustre predecessore, e per questo ai miei orecchi troppo lontano dal puro stile di questa storica formazione. Forse la band sta lentamente virando verso territori più rocciosi, e meno melodici? Non lo so, sono sincero. Quel che è certo però è che il concerto di Trezzo fila liscio, e complessivamente ci fa davvero tutti impazzire.

ECLIPSE: voto 7

Come già accennato riguardo alla serata acustica, la grinta degli Eclipse rimane indiscutibile. I loro pezzi suonano live che è un piacere, eletrizzano il pubblico festante come nessuno prima d'ora, lo spingono a urlare e a dibattersi quasi quello in programma fosse un concerto metal. Purtroppo però, Erik Martensson non è nelle migliori serate e attacca praticamente tutte le canzoni sottotono, stando bene attento a non esagerare mai con gli acuti per non finire a stonare. Solo stanchezza o primi problemi ''di usura''? Mi auguro caldamente la prima, perchè gli Eclpise visti nella prima edizione del festival erano tutt'altra cosa, e in questa serata un po' li abbiamo rimpianti. Nonostante uno show piacevolissimo e carico di forza e adrenalina!

BURNING RAIN: voto 8

Scrivo queste poche righe da non fan dei Burning Rain, e soprattutto da non sostenuitore del chitarrista-divo Dough Aldrich. Vogliate scusarmi. La prestazione tecnicamente ineccepibile ed energica di questi rodati musicisti non è per me valsa minimamente l'intensità di uno show a caso (si fa per dire) come quello dei Lynch Mob nella seconda giornata dell'evento. Ai Burning Rain mancano le hit, e non hanno mai pubblicato un singolo che sappia strappare i capelli dalla testa del pubblico. E lo si vede. Neppure le quattro cover finali tra Whitesnake (ma perchè??!!), Montrose (questa si una bella chicca) e Led Zeppelin mi hanno fatto cambiare idea su un gruppo discreto, e su un chitarrista in fin dei conti come tanti altri.

FM: voto 10

L'avevo anticipato parlando della serata acustica: gli FM hanno sbaragliato la concorrenza. Punto, fine e stop. Alla loro prima calata italiana di sempre, Steve Overland (la voce delle voci) e soci hanno tirato fuori dal cilindro un'ora scarsa di show assolutamente perfetto, che ha alteranto le loro hit passate con l'esecuzione di alcune tracce più recenti, tra cui la super Hollow e la nuova Diggin Up The Dirt. Nessuno, nella prima giornata, ha avuto i loro suoni, e la loro perfezione on stage. Solidi come un pilastro di cemento armato, gli inglesi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta il pubblico italiano, che non si dimenticherà facilmente di una serata come questa. Tanto che, a fine concerto, più di una voce si è chiesta: ma perchè non erano loro gli headliners?!!

PS. Durante Let Love Be The Leader credevo che da un momento all'altro il palazzetto potesse cadere su se stesso. Non c'era un solo spettatore fermo, con le braccia incrociate. Tutti cantavano a squarciagola. Spettacolo!

HAREM SCAREM: voto 9

Nonostante l'improvvisa defezione dello storico chitarrista Pete Lesperance, fratturatosi un arto superiore a pochi giorni dalla partenza per Trezzo, i canadesi Harem Scarem non deludono le aspettative. Dopo un avvio a rilento, poco supportato da un pubblico ancora sotto shock e in entusiasmo per gli FM, Harry Hess e soci riguadagnano terreno a suon di dardi infuocati a titolo Hard to Love, Slowly Slipping Away, Troubled Times, Distant Memory, Honestly e Sentimental Blvd., eseguite una dietro l'altra. E' tripudio. Hess è in formissima alla voce, il chitarrista sostituto sa il fatto suo,  Darren Smith è una iena alle pelli, la vittoria è a portata di mano. Chiudono con No Justice, e i tanti applausi ricevuti alla fine sono più che meritati. Inossidabili.

JOE LYNN TURNER: voto 3

La delusione dell'intero festival, con lui la sala si svuota. Spocchioso, arrogante, testardo come il divo che oramai non è. Voglio tagliare corto per non inveire. Sbaglia completamente la scaletta, piazzandoci cover dei Rainbow, di Malmsteen e dei Deep Purple assurde, nelle quali lui non ha mai avuto niente a che fare. Si dimentica completamente delle produzioni fatte con la Frontiers, tra cui quelle fondamentali con i Sunstorm e nella carriera solista, chiude con Smoke on the Water come le cover band di periferia. Meritava di starsene a casa, altro che headliner!
Unica nota positiva del suo show? I Dynasty nel ruolo di band di supporto. Giovani e bravi, davvero.








12 aprile - Giorno Due


BAILEY: voto 8

Nuovamente sorprese in apertura di giornata! Bailey, che avevamo già apprezzato lo scorso anno a fianco dei Three Lions di Vinny Burns, sfodera una grande prestazione di fronte a un pubblico che accorre abbastanza numeroso a sentire il vocione dell'inglese. Hard rock massiccio e veloce, con ritornelli melodici, sono gli ingredienti primari dello show, che scivola via con grande energia. Ottima anche la sua band di supporto, per un concerto davvero di prim'ordine!

VEGA: voto 7

Anche qui, come per i Burning Rain, mi devo scusare con i fans del gruppo, ma i Vega non sono mai riuscito ad apprezzarli più di tanto. Devo però riconoscere la bontà dell'esecuzione di questi ragazzi, che si dannano come degli ossessi per far divertire una platea che, questo lo devo ammettere, reagisce molto bene alle loro mosse e ai loro ritornelli molto commerciali. Al gruppo manca però un qualcosa per rientrare nella mia sfera di gradimento, tanto che, salvo un paio di eccezioni, nessuno dei pezzi eseguiti mi rimane impresso in mente. Qui, come su disco.

PS. 6-0 tennistico a favore degli H.E.A.T., comunque. E chi vuol capir, capisca.

TED POLEY: voto 9

L'anno scorso erano i Danger Danger, quest'anno è Ted Poley solista supportato da Del Vecchio e band tricolore, ma niente è cambiato. Un altro show spettacolare e divertentissimo incentrato sulla discografia dei D2, con giusto una comparsata del nuovo singolo di Poley solista, tratto dal nuovo album in prossima pubblicazione. Va bene qualsiasi canzone (tanto sono tutte hit), e la gente canta, balla, ride e si diverte in modo vero e genuino, come accadeva venti e più anni fa, o l'anno scorso, con frecciatina agli (ex?) compagni di Ted inclusa nei discorsi sul palco.

Eh si, Poley non sarà forse il miglior cantante in circolazione, ma è il re dell'intrattenimento musicale. Uno dei top dell'evento.

PINK CREAM 69: voto 8.5

Devo ammettere pubblicamente la mia quasi totale ignoranza riguardo la discografia dei Pink Cream 69, band che conosco e rispetto, ma che non ho mai trovato modo di approfondire. Arrivo così sottopalco al Frontiers senza aver ascoltato quasi nulla di loro, ma la resa della band on stage è talmente grande e convincente che mi sono ripromesso di dargli una chance al più presto. Il che, è già un grande successo, e un sintomo chiaro della bellezza dello show offerto in quel di Trezzo!

HOUSE OF LORDS: voto 8

Tre gruppi alla fine del festival, ed è il turno degli House of Lords di James Christian. Il singer, da tempo in lotta contro la malattia, appare un po' affaticato vocalmente, ma non così tanto come magari si ci poteva aspettare, e lo show fila liscio come l'olio. La band, in formissima, da spazio sia alle canzoni più recenti che a quelle storiche, in un bel binomio da rocciosità metallica e melodia, tra suoni levigati e forti riff di chitarra. Certo, qualche fan avrebbe apprezzato più hit passate e nel complesso qualcosa di più nella resa del gruppo, ma onestamente a fine concerto io ero contento come una Pasqua. Per aver rivisto James grintoso e forte, e per essermi goduto un'ora di musica come si deve!

LYNCH MOB: voto 9.5

Date il benvenuto a uno dei migliori gruppi visti on stage nella due giorni targata FRF II: i Lynch Mob. Il loro spettacolo è devastante almeno dalla metà del concerto in poi, o meglio, da quando George Lynch e Oni Logan decidono di mettere momentaneamente da parte la loro discografia (nel senso, quella dei Lynch Mob che, come per i Burning Rain, non hanno per parere personale quasi nessuna hit tale da meritare un posto così alto in scaletta) per.. suonare i Dokken!! Into the Fire, Alone Again, Tooth and Nail, Mr.Scary, in sequenza, prima della chiusura affidata alla super Wicked Sensation. Rendo l'idea? Con un George Lynch spettacolare e un Logan in formissima, tra i top di questo bill. Eterni.

PRIDE OF LIONS: voto 10

Sono le lacrime (di gioia) e la commozione (di cuore) a chiudere la seconda edizione del festival casa Frontiers. La leggenda Jim Peterik sale sul palco del Live Club per onorare la propria carriera al fianco di Toby Hitchcock con i Pride of Lions, e per commemorare con una serie di cover-tributo Jimi Jamison, storica voce dei ''suoi'' Survivor, recentemente scomparso. Tra suoni idilliaci e prestazioni strumentali e vocali inarrivabili, questo è il concerto che, assieme a quello degli FM del primo giorno, è da prendere da esempio per chiunque voglia suonare oggi rock melodico. Le parole non possono descrivere le emozioni provate. Vi lascio così la scaletta, per sognare. Puntualizzando soltanto il fatto che Mark Scherer, salito sul palco per suonare due brani del suo nuovo progetto con Peterik, seppur bravo non vale che la metà di un Hitchcock fenomenale.

It's Criminal
Sound of Home
Let Me Let You Go
Unbreakable
Music and Me
High on You (Survivor cover)
Oceans (Survivor cover)
Man Against the World (Survivor cover)
I Can't Hold Back (Survivor cover)
Risk Everything (Peterik/Scherer song)
Cold Blooded (Peterik/Scherer song)
Born to Believe in You
Gone
Heaven on Earth

Encore:

The Courage to Love Somebody
Eye of the Tiger (Survivor cover)



Considerazioni finali


Una sola cosa mi preme aggiungere prima di concludere. Sogno che il Frontiers Rock Festival possa avere un seguito permanente, anno dopo anno, qui in Italia. Se così non fosse, sappiatelo, la colpa è solo di noi spettatori italiani. L'affluenza, siamo sinceri, specie nel secondo giorno è stata infatti buona, ma neppure lontanamente paragonabile a quella di un evento tale, portato all'estero.

Se la gente alazasse il culo dalla poltrona ogni tanto invece che lamentarsi di quello che l'Italia non sa più offrire.. Avete mai pensato che se tizio o caio non vengono più a suonare nel nostro Paese è perchè, cari miei, ci MERITIAMO che sia così?! Abbiamo pochi grandi eventi, e non li supportiamo mai. Mah.. 

Detto ciò, sono speranzoso per il futuro di questo concerto. Che è, lo ripeto, unico nel suo genere. Voglio l'annuncio della terza edizione, subito!


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