Blaze Bayley @ 261 Metal Fest

Il 14 Marzo si è svolto il “261 Metal Fest”, presso il locale omonimo di Genova; nell’occasione, si sono esibite tre band liguri in apertura dello show acustico di Blaze Bayley, di ritorno a Genova dopo l’esibizione con gli Iron Maiden nel lontano 1998.

Ai Love Speakers è toccato il compito di aprire le danze. La giovane band, forse anche in conseguenza del cambio di line - up, con Federico Arata (Stramonia) a sostituire Michele Pizzi alla chitarra, si è presentata sul palco del 261 Rock Pub con un’attitutine notevolmente cambiata ed una proposta musicale le cui coordinate si sono distanziate da quanto proposto finora. Dal primo punto di vista, la band pare aver abbandonato scientemente il proprio atteggiamento “arrogante” (come loro stessi lo definitivano) e scanzonato per tenere con assoluta naturalezza un portamento più maturo ed “oscuro”. Tale mutamento è speculare anche nella proposta musicale, con riff più cupi e canzoni dall’incedere meno glam rock e più smaccatamente heavy. Insomma, un percorso di sviluppo i cui primi frutti si fanno certamente apprezzare da parte del pubblico presente.



A seguire si sono esibiti i Maker Of Time, band all’esordio assoluto dal vivo, nonostante sia formata da musicisti di grande esperienza, tra cui ricordiamo Federico Travi (voce, ex Heavy Duty) e Flavio Bignone (tastiere, ex Tenebrae). Esordio che non comporta alcuna esitazione o incertezza: la band mostra infatti compattezza e personalità, senza le sbavature che ci si può aspettare da una prima esibizione. La proposta musicale è inquadrabile in un prog metal personale, con inserti di heavy classico ed altri maggiormente moderni. Pertanto aspettiamo con fiducia i Maker Of Time alle prossime prove live e su disco, in quanto le premesse mostrate lasciano ben sperare per il futuro di questa nuova realtà musicale genovese.


Poi è venuto il turno dei Sunzhiyi’s Revenge, terzetto alternative metal capitanato da Oscar Morchio (Zorn), nato nel 2013, che prende il nome dallo sfortunato tuffatore cinese Sun Zhiyi. La prova della band è molto “muscolare” e diretta, con un groove assolutamente coinvolgente e con il giusto “tiro”, in un set che non permette mai di tirare il fiato o di allentare la tensione. Nel finale trova spazio anche un cover di “Song 2” dei Blur, adeguatamente energizzata.

Alla riapertura del sipario, è iniziato il coinvolgente show acustico di Blaze Bayley, accompagnato dalla talentuosa Michelle Sciarrotta alla chitarra. Già dalle prime note dell’opener “The man who would not die” sono chiare le caratteristiche dello spettacolo proposto dal singer britannico: assoluto pathos nell’interpretazione delle canzoni; grande coinvolgimento del pubblico presente; atmosfera intima ed, al contempo, trascinante; estrema cura nell’arrangiamento acustico dei classici suonati, nati quasi tutti in forma elettrica, che vengono riproposti in maniera convincente e complessa anche solo con l‘accompagnamento di chitarra e voce. Il set risulta sbilanciato a favore dei brani estratti dai suoi lavori con gli Iron Maiden; infatti, solamente cinque brani su sedici sono estratti dalla sua carriera solista post Maiden (la citata opener, “The launch”, “Soundtrack of my life”, “Stare at the sun” e “One more step”), contro i quattro estratti da “The X Factor” (“Lord of the flies”, “Sign of the cross”, “Judgement of heaven” e “Man on the edge”), i cinque estratti da “Virtual XI” (“Futureal”, “The clansman”, “Lightning strikes twice”, “Como estais amigos” e “The angel and the gambler”) e le due sorprese finali estratte dall’era Dickinson (“Wasted years” - che Bayley ha dichiarato essere il suo brano preferito dei Maiden - e la conclusiva “The trooper”).

Come detto, la carica di Blaze dal palco ha coinvolto completamente il pubblico presente, che ha continuato, per tutta la durata dello show ad applaudire e incitare il cantante, oltre a cantare i brani proposti, con picchi su alcuni brani estratti dal repertorio dei Maiden, particolarmente graditi al pubblico (un‘ovazione ha accolto “The clansman“ e “Sign of the cross“). Da notare come il singer britannico abbia intrattenuto il pubblico, tra una canzone e l’altra, con anedotti e ricordi relativi ai brani proposti. Uno dei picchi emozionali dell’intero concerto si è raggiunto con l’esecuzione “One more step”, brano sempre eseguito in maniera molto sentita dal cantante inglese.

Nell’ora e mezza di durata dello spettacolo, Bayley è riuscito ad entusiasmare il pubblico con la semplicità e la grinta che da sempre lo contraddistinguono, convincendo anche coloro che si erano dichiarati preventivamente scettici in merito ad una sua performance acustica.

Spettacolo nello spettacolo è stato, come sempre, il “personaggio” Bayley prima e dopo il concerto: sempre disponibile per autografi e foto ricordo con i fans, comprensivo verso le sfortune del caso (è da notare, infatti, come Michelle Sciarrotta si sia dovuta esibire con una chitarra di fortuna, prestatale per l’occasione, in quanto la compagnia aerea con la quale gli artisti hanno raggiunto Genova aveva smarrito la sua personale, per poi recapitarla solamente il giorno successivo al concerto), alla mano con gli organizzatori della serata e lo staff del locale, tanto che, dopo lo show si è anche sistemato dietro il bancone a spillare birre!

Scaletta:

1. The man who would not die

2. The launch

3. Futureal

4. Soundtrack of my life

5. The clansman

6. Stare at the sun

7. Lord of the flies

8. Lightning strikes twice

9. Sign of the cross

10. Judgement of heaven

11. One more step

12. Como estais amigos

13. Man on the edge

14. The angel and the gambler

15. Wasted years

16. The trooper

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