Machete Fest - Giorno 2 @ Cosseria (SV)

Di ritorno dal secondo giorno del Machete Fest, evento gratuito in programma, nella sua terza edizione, nel piccolo comune di Cosseria (SV), ho un paio di interrogativi che vorticano nella mia testa.

Il primo di questi è come possa un evento come questo, capace di attrarre in un piccolo angolo della Val Bormida savonese una band internazionale del calibro dei Primal Fear, vivere di solo auto-sostentamento, non richiedendo un biglietto di ingresso. Ok, c'è una lotteria, c'è della merchandise, ci sono degli sponsor, degli stand gastronomici e dei banchetti che sicuramente offriranno qualche rientro al team organizzativo, ma non oso pensare quanto possa essere costato al Machete e alla Pro Loco di Cosseria tutto ciò.

Sono ligure anche io, con i soldi noi non ci scherziamo per definizione, e quindi di fronte a un palco così notevole, per aspetto e ancor più per suoni, e a un sitema così ben oliato, ho dovuto assistere a bocca aperta, porgendo un mental inchino a chiunque incontrassi vestito con i panni dell'organizzatore, volontario o non.

Secondo interrogativo: perchè non c'era tanta gente (se non durante gli show delle band più famose)? Caspita, anche se un po' sperduta, Cosseria è geograficamente strategica, distando pochi minuti da Savona, un'oretta da Cuneo, e poco più da Torino e Milano e Genova, eccetera, eccetera. Ok, ci saranno state dalle 300 (stima minima di un sito web locale) alle 800 (stima mia), alle forse mille persone sotto il palco alla fine dei concerti, ma vista l'area (che potrebbe ospitare tranquillamente pure un piccolo Gods of Metal) mi aspettavo il pienone. La smettiamo o no, cari rock/metallari italiani, di muovere il culo (scusate il termine) soltanto quando ci vengono offerti i 50/70 euro di biglietto all'ingresso?! E dai, poi non lamentiamoci..

Ultima domanda: perchè la gente è arrivata tutta dalle otto/nove di sera in poi? Va bene chi lavora, va bene chi ha da fare, ma se si offre visibilità (finalmente) anche alle band underground, e dai, vediamo di esserci tutti a dare il nostro sostegno! E' stato infatti triste avere sotto palco soltanto 20/25, massimo 50 persone, per gran parte della serata.

Chiudo, prima delle solite parole spese per i gruppi e le loro esibizioni, facendo soltanto qualche piccolo appunto su cosa (molto poco) non ha funzionato alla perfezione. Da frequente fruitore di festival avrei voluto una maggiore chiarezza sugli orari delle navette gratuite che dai comuni limitrofi portavano in cima al colle di Cosseria. E' stato un po' faticoso muovermi alla spera-in-Dio con i mezzi pubblici, specie all'andata. Parimenti avrei desiderato, sul sito (e magari a pagamento il giorno del concerto, sotto forma di opuscolo), l'orario di inizio di ogni show, magari con la descrizione di ogni band on stage. Non riuscendo ad organizzarmi al meglio, mi sono perso lo show dei Logical Terror, causa pausa per la cena. Infine, qualche zona d'ombra in più, e una fontanella per bagnarsi la testa sotto il sol leone, era d'obbligo. Ma sono sfumature che non hanno davvero minato in nulla l'efficienza e la bellezza di questo festival!!

Last Rites: voto 8

Unica band tra quelle in programma che avevo già avuto modo di vedere (più volte) dal vivo, queste leggende del thrash/death locale, sulle scene dal 1997 (sono il gruppo più vecchio che si esibirà oggi, e ciò gli rende onore!), tirano fuori l'ennesima prestazione tutto cuore. I polmoni del frontman storico Dave sparano growl da paura, lavorando sull'ottimo groove del bassista Gallaxy e del dinamitardo batterista Laccio, ma soprattutto sulle incredibili doti soliste del chitarrista Bomber, che gustiamo al meglio in tutta la sua tecnica sul fulminante assolo dell'unica cover eseguita dalla band: Spirit Crusher dei Death. Per il resto, via in scioltezza su ogni brano, con la solita The Hole of White Rabbit a fare da hit più amata dai fedeli spettatori.



Kingfisher: voto 7

Bella prova anche per il quartetto milanese dei Kingfisher, che personalmente non conoscevo, ma che dal vivo mi ha colpito per la sua carica e potenza sonora. Hanno iniziato un po' freddi, forse anche a causa del poco pubblico presente, per poi salire di intensità, con il loro heavy rock alternativo, sperimentale, dalle tinte stoner. Interessanti, e da rivedere presto dal vivo.




Killers Lodge: voto 8.5

Devastanti su disco, inattaccabili anche in concerto. Sono i Killers Lodge, nuova heavy metal band tutta groove del bassista e cantante John (Cadaveria, ex Necrodeath), e del conosciuto chitarrista Olly Razorback. L'ironia del leader, che apre e chiude con battute d'effetto ogni canzone eseguita, colora la polvere che si muove nella cocente aria, mentre il suo cantato alla Motorhead piace, e diverte, gli spettatori. Bravo ed efficente Christo Machete alla batteria, e indomabile Olly, che massacra (nel vero senso del termine) le corde della sua chitarra, e si fa autore di una serie di mosse e pose che fanno sussurrare a qualche ragazzo in platea: ma che iena è?!
Uno dei migliori show di serata.



Logical Terror: s.v.

Purtroppo sono in pausa cena. Li sento da lontano e paiono ok, ma non posso certamente sbilanciarmi. Chiedendo in giro i consensi erano unanimi.

Artaius: 6

Arrivo a tre tracce dal termine del loro spettacolo, riconoscendo subito l'ambientazione folk del loro show. Diversissimi dal resto delle formazioni in programma, sono seguiti da un pubblico maggiore, spesso intento a pogare e ballare al ritmo dei loro canti. Onestamente però, la loro prova non mi sembra sempre perfetta, e soprattutto la cantante mi appare talvolta in difficoltà sulle note alte (credo però abbia avuto alcuni problemi con il suo audio sul palco, e se è così va quindi ampiamente perdonata). In fin dei conti, non mi hanno ne colpito, ne annoiato. E, di mestiere, portano a casa una buona sufficienza, che sarà via-via più abbondante interrogando il semplice spettatore, o il vero fan.



Cayne: 9

Le enormi aspettative che nutrivo per questi ragazzi sono state tutte assolutamente soddisfatte da una prova enorme per tenuta di scena sul palco, ed efficienza sonora. Con Claudio Leo sempre nei loro cuori, i Cayne si lasciano guidare dal carismatico ed intonatissimo cantante Giordano lungo le loro più recenti canzoni, lasciando la platea a gridare e cantare assieme a loro per tutta la durata dello show. Hanno una marcia in più rispetto ai precedenti gruppi, e lo si vede anche da come è colorato il loro palco. Da brividi le esecuzioni di canzoni bomba come Togheter As One, Deliverance, Little Witch, Addicted, etc, per lo spettacolo che in assoluto mi ha più divertito nell'intero festival. Super!




Primal Fear: voto 9.5

Sono obiettivamente di un altro pianeta. Non sono un loro fan accanito, ma mi ritrovo per magia a cantare ogni loro ritornello, a bocca aperta di fronte alla loro carica e alla loro potenza esecutiva. Sembra quasi che sia stato un concerto in playback, lo giuro, per come appaiono sempre perfetti ed inossidabili. Ralf Scheepers è il frontman che ora pure i Manowar vorrebbero, Henny Wolter e Tom Naumann due chitarristi in grado di far uscire di testa ogni appassionato di power/heavy metal, Mat Sinner il monumento al genere e Randy Black la batteria infernale che si necessita se si fa questa musica. Trovatelo un combo migliore di questo, se ci riuscite! Davvero senza parole.

Il miglior modo per chiudere questa edizione del festival.



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