Ciao Francesco

Oggi è uno di quei giorni tristi dove si sfida la retorica, quando un po' tutti ci ritroviamo a spendere parole di dolce ricordo di fronte all'eroe caduto, spinti nel cordoglio dal nostro incondizionato amore. Oggi, 22 febbraio 2014, il mondo musicale italiano si veste in lutto e piange a capo chino la dipartita improvvisa di Francesco.

Non credo sia necessario analizzare la biografia di un artista, e più in generale di un gruppo musicale (il Banco del Mutuo Soccorso), tra i più grandi in assoluto che la storia del nostro Bel Paese abbia conosciuto. Chi non ha mai sentito parlare prima di oggi di Francesco Di Giacomo, mio Dio!, prenda un bastone e si perquota con violenza il capo, e guardi nello scorrere fluido e rosso del suo sangue la sua stessa povertà.

Di Giacomo è stato La Voce, L'Interprete, Il Personaggio, L'Artista, Il Faro Guida di tutto un intero movimento rock progressivo italiano che ha spopolato dagli anni'70 via via scemando fino ai giorni nostri in una Nazione, la nostra, che è stata in grado di elevarsi al livello di quelle estere (e di quella inglese in primis) arricchendo con la sua musica l'intero panorama. E Francesco era lì, con la sua grande mole e la sua incredibile ironia da romano (ma era nato in Sardegna, a Siniscola, in provincia di Nuoro), a disegnare per noi emozioni, a risvegliare sensazioni con la sua timbrica da tenore unica, potente, inimitabile.

Io, che sono un classe '89, l'ho conosciuto artisticamente solo grazie a mio padre, che ha vissuto quegli anni, che è stato appassionato fan di quel movimento, e che di lui e del suo gruppo ha collezionato in vinile i primi cinque album, oggi gelosamente affidatimi per la mia collezione. Ho potuto godere del suo carisma e della sua innata capacità di dominare il palco solo una volta, il 27 luglio 2012 in uno show con Le Orme nella mia Genova (qui il report dell'evento), rimanendo abbagliato dalla sua maestosa figura. Un ricordo che conserverò per sempre..

E' proprio negli occhi rigati dalle lacrime del mio genitore che oggi riconosco quella che è stata la grandezza di questo personaggio: nient'altro poi che un massiccio, corpulento, barbuto, genio antidivo del rock che amiamo. Uno di noi, e un intramontabile poeta della musica. Dici poco..

Anche noi di RME.com, col capo chino, il cuore a pezzi e una tristezza che attanaglia il petto, scegliamo R.I.P. (anno 1972) come il brano e il suo testo più significativo e adatto a dargli l'ultimo estremo saluto.

il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo
sugli occhi c'è il sole

Ciao Francè



(musica: V. Nocenzi / testo: F. Di Giacomo, V. Nocenzi)

Cavalli corpi e lance rotte
si tingono di rosso,
lamenti di persone che muoiono da sole
senza un Cristo che sia là.

Pupille enormi volte al sole
la polvere e la sete
l'affanno della morte lo senti sempre addosso
anche se non saprai perchè.

Requiescant in pace. Requiescant in pace. Requiescant in pace. Requiescant in pace.

Su cumuli di carni morte
hai eretto la tua gloria
ma il sangue che hai versato su te è ricaduto
la tua guerra è finita
vecchio soldato.

Ora si è seduto il vento
il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo
sugli occhi c'è il sole

nel petto ti resta un pugnale
e tu no, non scaglierai mai più

la tua lancia per ferire l'orizzonte
per spingerti al di là

per scoprire ciò che solo Iddio sa
ma di te resterà soltanto

il dolore, il pianto che tu hai regalato
per spingerti al di là
per scoprire ciò che solo Iddio sa.

Per spingerti al di là,
per scoprire ciò che solo Iddio sa...






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