Report di "40 / 25", lo spettacolo di Roberto Tiranti.



Grande serata quella tenutesi sabato 11 Gennaio al Teatro Politeama Genovese. E' difficile spiegare pienamente il successo di questo “40 / 25”, spettacolo ideato ed organizzato da Roberto Tiranti, per celebrare i propri 40 anni di età ed i 25 anni di carriera. La serata si è giocata su un equilibrio di fattori diversi che hanno contribuito a renderla davvero speciale. E ciò grazie all'ottima cornice della sede scelta per questo spettacolo, così elegante ed al contempo accogliente; al numeroso pubblico che, seppur molto diversificato (persone di tutte le età, dal giovane rocker con il “chiodo” alla signora elegante), si è reso sempre partecipe e coinvolto; alla scenografia curata ed ai video proiettati dietro i musicisti; alla variegata proposta musicale, che si è divisa tra cover ed inediti, variando e mischiando generi musicali apparentemente così diversi (metal, hard rock, musical, blues, rock, pop, musica sacra, ecc.); agli ottimi musicisti, tutti precisi e di accertato valore; ai tanti ospiti di nome e qualità. E tutti hanno suonato con grandissima passione e trasporto (cosa non scontata data la brevità delle singole esibizioni). Ma è soprattutto grazie all'atmosfera che il padrone di casa ha saputo infondere alla serata che, lungi dall'essere una sterile autocelebrazione, il concerto si è trasformato in una vera festa della musica a 360°.

Occore, inoltre, specificare che la serata era benefica: infatti, gli incassi sono stati devoluti in beneficenza all'Ospedale genovese Gaslini e tutti i musicisti intervenuti si sono esibiti a titolo gratuito.

Il sipario si apre mostrando la band che accompagnerà Tiranti per gran parte delle esibizioni: Andrea Maddalone e Roberto Maragliano alle chitarre, il simpaticissimo Aldo De Scalzi alle tastiere (autore di numerosi ed improvvisati siparietti divertenti) e Massimo Trigona alla batteria. In scena, un divano (in cui il cantante si siederà nei pochi momenti di pausa), un mobile con sopra un grammofono (la cui parte finale è stata usata, sia da Tiranti che dal citato De Scalzi, come improvvisato megafono) e un monolito nero (molto “2001: odissea dello spazio” ovvero “Presence” dei Led Zeppelin, se preferite) in mezzo al palco.

Durante l'intro strumentale, il monolito si leva verso l'alto, svelandoci il protagonista della serata, accolto da una vera ovazione, per il vero e proprio inizio del concerto - evento, con “Sinceramente”, primo singolo solista di Tiranti, datato 2004, accompagnato da un video proiettato dietro i musicisti.

Subito dopo è la volta del primo ospite: Vittorio De Scalzi, con il quale un giovane Roberto collaborò nei New Trolls a fine anni '90. Ovviamente, in questo caso è il pubblico maturo a partecipare maggiormente all'esibizione, che si snoda tra “Vorrei comprare una strada”, “Quella carezza della sera” (con copioso coro della platea) ed “Una miniera”. Da notare, sempre in ambito New Trolls, la presenza in sala di Nico Di Palo, salutato ed omaggiato da De Scalzi e dal pubblico con un caloroso applauso.

Il successivo ospite porta un evidente cambio di atmosfera: dalla precedente aria un po' nostalgica si passa a quella blues rock della sei corde di Stef Burns (con Fabio Valdemarin alle tastiere), con cui Tiranti collabora nel progetto solista del chitarrista californiano. I brani proposti sono “Still got the blues” di Gary Moore e l'energica “Roots and wings”, title track del prossimo album di Burns, in cui i due si dividono le parti vocali.

Ulteriore cambio di genere con l'ingresso sul palco di Moses, il quale duetta con Roberto in una emozionante versione di “Fratello”, brano estratto dal musical “I dieci comandamenti”, eseguita su basi pre-registrate, con le immagini dello spettacolo originale proiettate sullo sfondo.

Poi è il turno dei Vanexa, storico marchio del metal tricolore, con la new entry Pier Gonella alla chitarra. La band, di cui Roberto è il cantante dal 1994, si esibisce in un solo brano, “In the shadow of the cross”, e, nonostante, il poco spazio a lei concesso, riesce a riscaldare quella parte di pubblico dal cuore più “duro”.

Protagonista della successiva canzone è Andrea Maddalone, che si lancia in una convincente rilettura del classico di Jimi Hendrix “Little wing”.

Si procede, poi, con l'ingresso sul palco di Irene Fornaciari, accompagnata dal fido chitarrista Max Marcolini, che ci dilettano in una rilettura di "Mercedes Benz" di Janis Joplin, dal forte sapore soul.

Per il successivo ospite, sul palco viene posizionata un'ulteriore tastiera, preludio dell'ingresso di Rocco Tanica, con cui Tiranti si esibirà in “Put the weight on my shoulders”, cover di una canzone di Gino Vannelli, e nell'esilarante brano in cui Roberto ha intonato “Message in a bottle”dei The Police sulla base musicale di “Wonderwall” degli Oasis, suonata da Tanica e dalla band. Dopo i primi attimi di spiazzamento, il pubblico si è lasciato trasportare con entusiasmo da questo strano connubio musica – testo.

Dopo un breve intervallo, il sipario si riapre con il solo cantante genovese sul palco, che ci propone, con un ennesimo cambio di genere, un'“Ave Maria Guarani” di Morricone, su basi e con cori registrati dallo stesso singer.

Salgono poi sul palco i Mangala Vallis, progetto capitanato dal batterista Gigi Cavalli Cocchi (che ha suonato con Ligabue, ClanDestino e CSI), con cui Roberto canta e suona il basso, i quali hanno deliziato i presenti con le atmosfere prog della strumentale “Under the sea” e della successiva “Microsolco”.

Lievi problemi tecnici hanno dato modo a De Scalzi e Tiranti (munito dell'improbabile megafono sopra descritto) di deliziare il pubblico con una improvvisata e scanzonata versione di “Romagna mia”, valzer di Secondo Casadei, che ha fatto da preludio al ritorno sul palco di Irene Fornaciari e di Max Marcolini alla chitarra, per una versione a due voci (Irene e Roberto) di “Spiove il sole”, presentato dalla cantante al Festival di Sanremo 2009.

Molto toccante ed intimistico il successivo momento, in cui Roberto ci presenta una dolce ballad, “I remember”, dedicata alla nonna ed accompagnata da un video composto di fotografie della propria infanzia e che ritraggono le persone a lui care.

Sale, poi, sul palco Bob Callero, per celebrare un'altra ricorrenza, questa volta triste: il quindicesimo anniversario della morte del grande Fabrizio De André; con l'esecuzione di “Creuza de ma” (come dice lo stesso Tiranti, il secondo inno alla “genovesità” dopo il classico “Ma se ghe penso”), Roberto vuole celebrare un tributo al grande cantautore scomparso ed anche alla sua città natale.

Il successivo brano ci riporta in area musical con una superba interpretazione di “Gethsemane”, tratta da “Jesus Christ Superstar”, questa volta suonata dalla band, in cui il singer da il meglio di sé; sullo sfondo, vengono proiettate le suggestive immagini già utilizzate per lo spettacolo “Superstar”, che ha visto Roberto tra i protagonisti, nel ruolo di Gesù.

Avvicinandoci al gran finale, è la volta dei Labyrinth, la band a cui il nome di Tiranti è maggiormente legato, che si presentano in formazione “sperimentale” anche a causa degli impegni professionali che hanno impedito a Thorsen, Cantarelli e Bissa di essere presenti: con Tiranti alla voce, salgono sul palco, accanto ai membri ufficiali Sergio Pagnacco al basso ed Andrea De Paoli alle tastiere, i già citati Maddalone e Gonella (già nella band nel periodo 2003 - 2008) alle chitarre e Mattia Stancioiu, storico batterista del gruppo. Con questa formazione un po' improvvisata (anche se convincente), la band propone in apertura la stupenda “L.Y.A.F.H.” (con proiezione sullo sfondo del video clip del brano) e la semi – ballad “Falling rain”. E' stato un vero piacere rivedere Gonella e Stancioiu sul palco con la band, anche se per il breve spazio di due canzoni.

Con l'ingresso sul palco dello scatenato Marco Zoccheddu, chitarra e voce, e di Paolo Siani, batteria, Roberto si diletta in una travolgente versione del classico di Bob Dylan “Knockin' on heaven's door”, riuscendo a rivitalizzare un brano stupendo ma forse troppo inflazionato.

Dopo una breve pausa, eccoci al gran finale, che inizia con una versione decisamente aggiornata di “Non, je ne regrette rien”, resa celebre da Edith Piaf, che fa da intro al successivo ed ultimo brano solista di Tiranti, l'inedito "Percorso Obbligato".

Durante gli applausi finali (davvero sentiti) da parte del pubblico, sorpresa con tanto di torta sul palco per Roberto.

Tirando le somme di questa lunga serata (circa tre ore), di grande musica, si può certamente evidenziare l'eclettismo della proposta di Tiranti (che, oltre a cantare, si è accompagnato in molte canzoni con il basso e la chitarra acustica), che si è saputo muovere con grande classe tra generi molto diversi tra loro. E' altresì vero che una proposta “sovrabbondante” di grandi ospiti ha portato come conseguenza lo stringersi dei tempi di esibizione a disposizione di ciascuno di essi, senza però intaccare il valore di una grande serata di musica a tutto tondo. Come hanno detto, in genovese stretto, i due signori anziani dietro di me (che nei modi più che nelle sembianze, ricordavano paurosamente Statler e Waldorf del Muppet Show): “Belin, con questo spettacolo qui, avrei pagato il biglietto anche tre volte tanto!”. E se ve lo dicono dei vecchi genovesi, potete star certi che ne valeva veramente la pena!


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