Maurizio De Paola - Intervista

Il nostro benvenuto sulle pagine di Rock-Metal-Essence.com a Maurizio De Paola, autore del libro 'Il Lato Oscuro - Misteri e Delitti Narrati in Musica', oggi in edicola con la celebre rivista Rock Hard. 

Segue la nostra intervista a De Paola, cercando di scoprire di più sull'autore e sulla genesi dell'opera pubblicata.

Ancora benvenuto Maurizio. 'Il Lato Oscuro' è sostanzialmente una raccolta di articoli da te pubblicati dal 2009 ad oggi sul magazine Rock Hard che cerca in qualche modo di cancellare parte di quell'alone di mistero che spesso si cela dietro gran parte dei testi metal più celebri e non. 

Prima di arrivare a parlare più dettagliatamente del libro vorrei però sapere qualcosa in più su di te: coma è nata in te la passione per la musica metal e quali sono le tue formazioni preferite?  

Sono venuto a contatto con la musica metal molto presto, tra i 12 e i 13 anni, quindi tra il 1979 e il 1980; e da allora non ci siamo più lasciati. Gente come Saxon, AC/DC e Iron Maiden (quelli di Paul Di’Anno) mi travolsero subito e poi subito dopo Accept, Judas Priest, Black Sabbath, Motorhead, Savatage ecc… difficile fare un riassunto in poche righe di questa passione, che non è solo musicale ma che poi va a riflettersi in ogni campo della vita. Il metal è una cultura vera e propria, una sorta di filosofia di vita dai confini indefiniti ma che inevitabilmente ti porta a percorrere certi sentieri esistenziali. Uno di questi, per è stato proprio quello che mi ha portato a approfondire argomenti “misteriosi”, quelli che una volta venivano chiamati “forteani” (da Charles Fort, studioso americano vissuto tra il XIX e il XX secolo) e di cui, senza il gruppi metal che ne accennavano nei loro testi, forse neanche ne sarei venuto a conoscenza.

Sembra scontato chiedertelo, ma in una scala da 1 a 10 quanta importanza ha per te il testo di una canzone rispetto alla musica suonata? 

Ovviamente 10. Non ho mai concepito la musica ‘solo’ come un insieme di note messe in fila. Una canzone è anche tutto ciò che c’è intorno a quelle note: le parole, il tema, l’aspetto del gruppo che le suona, gli strumenti con cui vengono suonati. La musica è vibrazione e in quella vibrazione c’è tutta l’energia che le viene data. Anche la musica strumentale può raccontare una storia ben precisa, se l’intento del gruppo che la suona è questo. La cosa che non ho mai amato di certa musica classica è la mancanza dei titoli delle composizioni (sinfonia il LA bemolle, fanfara in SOL maggiore etc…). Il nome è tutto, è il soffio che dà la vita all’oggetto della nostra creazione. Senza il nome, senza la “storia” dentro, tutto resta solo materia inanimata.

Come è nata la tua collaborazione con Rock Hard? 

Semplice. Nel 2009 io e i miei attuali soci/amici abbiamo rilevato la testata. Prima ho scritto per H/M, Thunder, Hard, Guitar Club, Drum Club e Metal Hammer, oltre ad aver avuto l'opportunità di pubblicare con la Editori Riuniti alcuni libri biografici su Deep Purple, Iron Maiden e Metallica, più una sotria del metal intitolata Smoke On The Water. 

Ok, iniziamo ad approfondire il discorso sulla tua pubblicazione editoriale 'Il Lato Oscuro'. Facciamo finta che nessuno dei lettori abbia la minima idea di cosa parli il tuo libro. Come glielo presenteresti?

 Con una bellissima frase di Arthur Conan Doyle che ho citato anche nel retro copertina e che mi veniva in mente ogni volta che raccoglievo documentazione sugli argomenti trattati nella rubrica: “Quando tutte le altre ipotesi sono state scartate, quello che resta – per quanto assurdo possa sembrare – è la verità”. 

Come è nata l'idea di lavorare a un tipo di articoli come questo? E di conseguenza, come si è arrivati dal magazine alla raccolta in libreria?

L’idea ce l’avevo di un bel po’. Poi la scintilla mi venne nel 2007, in seguito ad un banale episodio che cito anche nell’introduzione del libro. Una cantautrice americana, Jackie Perkins, disse ad un festival, durante la sua esibizione: “Ho capito che qui in Italia le canzoni parlano solo di tre cose: lei c’è, lei non c’è più, lei se ne sta andando!”. In quel momento ebbi una folgorazione: il metal era diverso, affascinante, estremamente coinvolgente proprio perché non parla di queste cose. Dovevo quindi dare valore a quei testi che così tanti mi avevano proiettato in un altro mondo, che tante porte mi avevano spalancato sui lati oscuri della nostra vita e su ciò che ci circonda. 

Puoi spiegare ai nostri lettori la curiosa (e aggiungerei geniale) catalogazione in quattro generi che fai dai testi metal che fa da divisore tra gli articoli presenti nel tuo libro? 

Ti ringrazio del “geniale” ma non credo ci sia del genio... La classificazione è avvenuta a posteriori, quando mi sono reso conto che gli argomenti si potevano raggruppare in quattro grandi aree tematiche. In realtà, però, il 4 è una sorta di mio numero mistico, qualcosa che mi accompagna da quando sono nato. Tendo a dividere o moltiplicare in maniera spontanea le cose per 4. Ho letto molte cose di numerologia per comprendere questo significato, questa propensione naturale, ma non credo di aver ancora imparato abbastanza. 

Che tipo di fonti hai utilizzato per scavare così a fondo tra storie di assassini, cospirazioni, misteri, etc.? 

Naturalmente, una gran mole di fonti bibliografiche. Tutti gli argomenti trattati sono molto lontani nel tempo. I più vicini cronologicamente a noi sono il caso di Jeffrey Dahmer che è della seconda metà degli anni ’80 e quello del Tempio del Popolo di Jim Jones, avvenuto negli anni ’70. Non ho mai avuto, quindi, modo di contattare testimoni diretti o indiretti dello storie pubblicate. L’unico argomento su cui ero riuscito ad avvicinare i protagonisti (loro malgrado) di una vicenda, non finì in realtà mai tra le pagine della rivista: i cerchi nel grano. 

C'è una storia che più delle altre ti ha affascinato? 

Tutte. Però ho un debole per i “grandi calunniati” della Storia, come Nerone e Caterina de’ Medici, perché sono l’esempio di come la propaganda può essere più forte di qualsiasi verità, di qualsiasi prova o evidenza. E si può tramandare nei secoli intatta, anche quando non ce ne sarebbe più motivo. 

Quale ricerca invece si è rivelata per te più complessa ed enigmatica? 

Sicuramente quella sull’autocombustione umana spontanea, un fenomeno assolutamente misterioso ed inquietante, su cui esiste una scarsissima bibliografia e di cui la “scienza ufficiale” ignora volutamente l’esistenza (tranne pochi coraggiosi studiosi), come se fosse una sorta di tredicesimo a tavola, il parente “pazzo” da nascondere in mansarda quando arrivano gli ospiti. 

Continueremo a trovare la tua rubrica e quindi nuovi tuoi articoli nei prossimi numeri di Rock Hard? 

Penso di no. Tutto deve avere un inizio e una fine. E poi una rinascita e un’evoluzione, altrimenti si finisce nella prigione temporale dell’eterno presente che schiaccia ogni scintilla creativa e distrugge lo spirito. Ho pubblicato il libro (a cui ho aggiunto due capitoli inediti) proprio per quello: per mettere un punto a quanto fatto finora e poter ripartire su nuove strade senza doversi portare indietro il vecchio bagaglio. Magari è un bagaglio fatto di cose preziose, ma proprio per questo, a portarlo in giro ad ogni incrocio, si rischia di svilirlo e fargli perdere valore. 

Ok, la nostra chiacchierata si chiude qui. Grazie davvero del tempo dedicatoci. Alla prossima!

2 commenti:

  1. Greetings from Las Vegas! Several years ago you wrote an article about guitarist John Zito I thought you may want an update. Go to Counts77.com and JohnZitoBand.net for more information.

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