Roberto Tiranti (Labyrinth, Vanexa, A Perfect Day, ...) - Intervista

Dopo il grande successo di “40 / 25” (che abbiamo recensito sulle nostre pagine: http://www.rock-metal-essence.com/2014/01/report-di-40-25-lo-spettacolo-di.html), lo spettacolo che Roberto Tiranti ha organizzato per celebrare i suoi 40 anni di età ed i 25 anni di carriera, io ed il “boss” Iacopo Mezzano abbiamo avuto l'onore di poter intervistare il singer genovese, con cui abbiamo parlato di alcune sfaccettature della sua poliedrica figura artistica e dell'imminente carriera solista.

AB: Ciao Roberto! Benvenuto sulla pagine (virtuali) di Rock & Metal Essence!

RT: Ciao Alessandro! Un saluto a te e a tutti i lettori!

AB: Sono passati solo pochi giorni dallo spettacolo 40 / 25 (di cui già abbiamo parlato su questo sito), che ti ha visto protagonista insieme a molti ospiti d’eccezione. Come è nata l‘idea di questa serata?

RT: Tutto è nato da una persona cara, un amico che si chiama Edoardo Juliani che, coadiuvato da Bruno e Otello Parodi, mi hanno “convinto” ad imbarcarmi in questa specie di follia, avendo loro a disposizione il Teatro Politeama Genovese per una sera. A quel punto ho pensato fosse bello creare un evento che avesse a che fare con i miei ormai non pochi quarant’anni ma che essenzialmente raccontasse i 25 del “cantante”: è nato così “40 / 25”. Tutto ovviamente con una sfondo benefico, a dimostrazione del fatto che sono grato alla musica e grazie a “lei” che mi ha regalato momenti meravigliosi, mi sembrava doveroso poter restituire qualcosa a chi ne ha davvero bisogno.

AB: Pensi di ripetere in futuro un‘esperienza simile?

RT: Credo di si, ho già molte idée, una in particolare, ma non ne voglio parlare ora, tutto a tempo debito.

AB: Puoi rivelarci di quale esibizione sei rimasto maggiormente soddisfatto e quale, per un motivo o per un altro, poteva riuscire meglio?

RT:Come hai potuto vedere, ogni esibizione era unica per genere ed emozionalità, quindi non saprei dire con esattezza cosa mi ha coinvolto di più. Ho curato la scaletta personalmente e minuziosamente e posso dirti che, come sempre, non sono contentissimo delle mie prestazioni, avrei potuto fare meglio, ma l’emozione era molta, la stanchezza pure, però, a quanto ho potuto vedere, il pubblico ha gradito molto, quindi mi fido di loro! Gli ospiti sono stati tutti meravigliosi sia umanamente che musicalmente.

AB: Immagino che organizzare una serata del genere abbia richiesto dedizione e sforzi elevati. Sei soddisfatto del risultato finale?

RT: Assolutamente si! Sono anche molto contento di aver visto un teatro quasi pieno, Genova ha reagito meglio del previsto.

AB: Una cosa che mi ha sempre colpito delle tue capacità musicali è leclettismo (e lo spettacolo “40 / 25 ne è stata l‘ennesima conferma). Sei riuscito, negli anni, ad esibirti in modo sempre convincente in molti generi musicali diversi (quali lhard rock, il power prog metal, il rock, il prog, il pop, il musical, lopera rock, lalternative funk, leurobeat, il canto religioso con quartetto vocale), in contesti diversi (in teatro, in televisione - “I Raccomandati, “Non perdiamoci di vista”, ecc. -, nei grandi concerti o nei piccoli club) e con inediti o cover. In quali di questi contesti ti senti più a tuo agio, quali senti più naturali?

RT: In tutti! Ogni elemento musicale di cui hai parlato mi ha reso quello che sono oggi, l’estrema curiosità muove la mia passione per la musica, e, come dico sempre, la vita per me è troppo breve per viverla all’interno dello steccato di un solo genere musicale.

AB: Uno dei fili conduttori dello spettacolo è stato quello di ripercorrere le principali tappe della tua carriera, presentando musicisti e brani che sono stati importanti per la tua crescita come artista. Seguendo tale linea, vorrei proporti alcune domande su alcuni progetti cui ti sei dedicato durante questi anni. Tra le tue esperienze, abbiamo accennato prima al musical. In tale campo hai affrontato le esperienze di Jesus Christ Superstar ed I Dieci Comandamenti. In questo campo, oltre alla componente canora, è altrettanto importante la componente recitativa e visiva. Come ti trovi a rapportarti anche con mezzo di espressione artistica?

RT: La musica ha bisogno di quel tipo di “espressione artistica” altrimenti tutto si ridurrebbe ad una sterile performance in cui badi solo all’aspetto tecnico teorico. Il mondo della musica, in ogni suo genere, è pieno di cantanti che hanno recitato parti importanti in film importanti. Credo sia un complemento molto importante, che passa attraverso il far capire un testo ed un sentimento.

AB: Una delle tue prime esperienze in studio è stata la registrazione di Against the sun dei Vanexa, prime movers dellhard & heavy italiano. Comè stato limpatto con la band? Come sei stato scelto?

RT: Conoscevo i Vanexa da quando avevo 11 anni, erano amici di mio padre, ci frequentavamo durante l’estate all’Alpicella, nell’entroterra ligure; parecchie volte andavamo a sentire le loro prove ed un giorno di luglio del 1989, all’ennesima prova a cui assistetti, con grande faccia di bronzo, dissi: “Scusate, non avete il cantante da qualche anno ed anche stasera non c’è. Posso cantare io qualche vostro pezzo con voi?”. Mi guardarono con un espressione di sufficienza mista a divertimento e mi dissero: ”Lì c'è il microfono, accomodati”. Io, ovviamente, conoscevo molto bene i loro brani. Alla fine, il chitarrista Roberto Merlone, con aria stupita, disse: ”Mi sa che abbiamo trovato il nuovo cantante”. Gli altri fecero lo stesso e, a gennaio 1990, entrai in pianta stabile. A 16 anni… nei Vanexa! Inutile dire che sia stata una delle più belle soddisfazioni della mia vita.

AB: La band si è presa poi una lunga pausa fino al ritorno sulle scene nel 2009. Cosa vi ha spinto a riformare la band dopo tanto tempo? Cosa è cambiato nella scena metal italiana in tutto questo tempo?

RT: Essenzialmente ci ha spinti l’amore per il rock e per i brani scritti insieme, oltre al fatto che umanamente ci troviamo benissimo. Sono cambiate molte cose nella scena metal mondiale e di conseguenza anche in quella italiana, che ha sempre sofferto di esterofilia, potremmo parlarne per ore…

AB: Un altro momento determinante all’inizio della tua carriera è stato lingresso nei New Trolls, una delle band più importanti della storia della musica italiana. Quanto è stata importante per la tua crescita professionale questa esperienza?

RT: Grazie ai New Trolls sono entrato a tutti gli effetti nel professionismo, grazie a loro ho imparato la giusta disciplina per arrivare a qualunque appuntamento musicale preparato e motivato. Tieni conto che a gennaio del 1996, a 22 anni, mi ritrovai dal palco del locale della Riviera, a quello dell’Ariston e fu l’ennesima enorme soddisfazione che non dimenticherò mai.

AB: Con i New Trolls hai partecipato a due edizioni del Festival di Sanremo. Come sono state queste esperienze su uno dei palchi simbolo della musica italiana?

RT: Assolutamente propedeutiche e grandiose; se a queste aggiungi tutte le trasmissioni quali: “Domenica in”, “Buona domenica”, “Viva Napoli”, “Tappeto volante”, “Piazza Italia” ed almeno 400 concerto in quasi 7 anni, va da sé quanto sia stato utile ed importante per me il capitolo New Trolls.

AB: Passando ora ai Labyrinth, la band a cui forse il tuo nome è maggiormente legato, volevo chiederti qualcosa in merito al periodo relativo alluscita degli album Labyrinth, Freeman” (da cui avete suonato un brano - “L.Y.A.F.H.” - durante il recente spettacolo al Politeama Genovese) e 6 days to nowhere, in cui la band si è discostata sempre più dal sound iniziale - power prog metal - per esplorare nuove soluzioni. Da dove è nata questa esigenza? E stato il cambio di formazione a dettare il cambiamento musicale o viceversa?

RT: Tutto è andato via fluido e naturale, non ci siamo mai fatti molte domande prendendo molte decisioni di pancia e non di testa, motivo per cui ci sono stati molti “alti” ed altrettanti “bassi”. Ciò che mi fa sorridere (un tempo incazzare) è che pare che alcuni che in passato denigravano quei dischi, oggi li incensino… strana la vita, eh?

AB: Successivamente, con il rientro in formazione di Olaf Thorsen, la band è ritornata, con grande successo, alle sonorità iniziali. In occasione della reunion avete suonato su palchi molto importanti quali lItalian Gods of Metal, il Gods of Metal, concerti di Ozzy Osbourne e Iron Maiden. Preferisci queste grandi platee o esibizioni in contesti più intimi?

RT: Più ho gente davanti più mi diverto; alcuni si spaventano, si inibiscono, io invece mi carico come una molla: vedere tutta quella gente al concerto degli Iron o ai vari Gods mi ha sempre messo una grande gioia addosso. Il concerto nel club ha un altro sapore, altrettanto bello ma differente, con un diverso quantitativo di adrenalina.

AB: Recentemente hai collaborato con artisti di fama internazione quali Ken Hensley, Stef Burns, il progetto Excalibur. Hai notato una differenza nel modo in cui si vive la musica allestero rispetta all’Italia?

RT: Beh, è palese quanto altrove ci sia un rispetto diverso per il musicista, a prescindere dal genere, a prescindere dal blasone e dalla quantità di dischi venduti. Come vedi, non dico che l’estero è “meglio” e l’Italia fa schifo, siamo ormai arrivati ad un punto in cui la crisi è ovunque; ciò che, appunto, altrove però resta è il rispetto per la musica e per chi la fa.

AB: A proposito di Stef Burns, proprio durante “40 / 25” hai annunciato l’uscita dell’album “Roots and Wings” della Stef Burns League. Com’è nata questa collaborazione? Hai partecipato attivamente alla fase di scrittura delle canzoni ed alla realizzazione dell’album?

RT: Non ho partecipato in alcun modo, quando è cominciata la mia collaborazione felicissima con Stef, nell’ottobre 2012, il disco era già stato realizzato. Il mio compito ora è di suonarlo insieme a lui, Fabio Valdemarin e Juan Van Emmerloot dal vivo ed ovviamente non escludo in una mia collaborazione per il prossimo album!

AB: Sono sempre rimasto molto incuriosito dal progetto Powerful T, nome d’arte sotto cui registri brani eurobeat. Come ti sei accostato a tale genere musicale, forse, tra i tanti, quello più distante dalla musica per cui sei conosciuto?

RT: L’editore dei Labyrinth, Alberto Contini, in arte A. C. Wild, voce e basso dei gloriosi Bulldozer, era socio di Giancarlo Pasquini, in arte Dave Rodgers, uno dedi massimi esponenti della eurobeat; avendo lui bisogno di nuove voci per quella musica, mi interpellò tramite Alberto. Oggi, nonostante il mercato sia in crisi anche per quel genere musicale, la nostra collaborazione contiinua, meno frequente di prima ma esiste sempre. Ho terminato proprio ora di registrare un nuovo brano!

AB: Ho comunque notato che, almeno in alcuni brani da te registrati per questo progetto, si sente un’influenza rock, in alcuni casi palese (come nella rilettura del classico dei Deep Purple “Burn”). E’ stata una precisa scelta o è la tua anima da rocker che ha inconsciamente prevalso?

RT: Diciamo che il passo è stato breve! Oltretutto di cover rock con chitarroni incazzati suonati da Alex De Rosso ne abbiamo fatti diversi! “Burn”, “The trooper”, “You shook me all night long” e la bellissima “Intuition” dei TNT.

AB: Recentemente hai collaborato con un “mostro sacro” del rock come Ken Hensley. Com’è stato rapportarsi con un personaggio di tale caratura musicale?

RT: Diciamo che ora come ora è uno degli impegni che mi assorbe più tempo. Abbiamo registrato un disco (“Trouble”) che è uscito ad Ottobre, a cui è seguito un tour europeo di quasi 20 date e sono in programma altre date a partire da Maggio 2014 ed un nuovo album. Ken è una persona fantastica, mi ha voluto nella sua band come cantante - bassista e gliene sono grato.

AB: Dato che hai appena celebrato un duplice traguardo importante nella tua vita professionale e personale, volevo chiederti se cè un singolo album che hai inciso e un singolo concerto in cui ti sei esibito che ritieni particolarmente significativi e perchè.

RT: Al momento vado molto fiero dei Mangala Vallis, band prog in cui milito dal 2012, e del relativo album “Microsolco”; lo stesso dicasi per APD, Labyrinth e Ken Hensley & Live Fire… Potrei citarti molti concerti, dal primo Gods del 1998 passando per Sanremo… ma credo che l’esperienza più emozionante e completa sia stato proprio il concerto “40 / 25”.

AB: 40 / 25” deve essere visto con un preludio ad una tua carriera solista?

RT: Sto proprio in questi giorni facendo il punto della situazione “album solista”. I brani ci sono quasi tutti, i tempi sono più che maturi!!!

AB: Al banco del merchandising, la sera del concerto, c’era in vendita un tuo cd intitolato, appunto, “40 / 25“. Sarà disponibile anche attraverso altri canali, in modo che anche chi non è potuto essere presente lo possa ascoltare?

RT: Quello è un cd che ho voluto realizzare solo ed esclusivamente per l’evento; ha al suo interno il mio primo singolo, “Sinceramente”, ed il nuovo inedito “I remember”, più alcuni brani eseguiti durante lo spettacolo. Le copie che rimangono le venderò ai miei concerti destinando parte del ricavato all’istituto Giannina Gaslini.

AB: Con tutti i progetti a cui partecipi (ad oggi: Labyrinth, Vanexa, A Perfect Day, Mangala Vallis, Ken Hensley & Live Fire, Stef Burns League, 999, Excalibur) non rischi di perderti?

RT: …a questi sta per aggiungersi Wonderworld, un power trio formato da me, Ken Ingwersen e Tom Arne Fossheim, i due ottimi elementi della band di Ken Hensley. Di certo non ti nego che darò priorità assoluta al mio lavoro solista, me lo devo! ...per quanto riguarda il “perdersi”… beh… con tanta buona musica non ci si può perdere mai.

AB: Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi 25 anni di carriera di Roberto Tiranti?

RT: Musica a fiumi, sorprese e gioia di vivere. Per me la musica è una necessità e non potrei fare altro nella vita!

IM: Mi permetto di aggiungere una ultima domanda. Ieri sera (18 Gennaio 2014) è purtroppo arrivata la triste notizia del decesso di Fergie Frederiksen, sconfitto da quella lunga e dura battaglia che forse ormai era troppo stanco di combattere. So che hai avuto l'onore di conoscerlo di persona. Cosa ricordi di quella esperienza?

RT: Fergie era una persona fantastica; Alessandro Del Vecchio, amico fraterno e musicista / produttore d’inbuddio talento mi ha voluto con sé per registrare tutte le back vocals del disco di Fergie. Abbiamo passato una bellissima giornata di duro lavoro insieme, ma non è pesata affatto. Ho fatto sentire a Fergie la mia versione di “Angel don’t cry” che ho cantato su “King of balance” del grande Alex De Rosso. Fergie l'ha ascoltata tutta, sorridendo ogni tanto, e ha fatto molti complimenti per i suoni e le perfomance di tutti; avrebbe potuto comportarsi come fanno alcuni, con sufficienza e invece se l’è gustata fino in fondo. Non dimenticherò mai qull’uomo gentile dalla voce straordinaria, sempre pronto a sorridere anche se la vita aveva già picchiato duro.


1 commento:

  1. Salve a tutti! non l'ho fatto nell'intervista ma aggiugno qui un GRAZIE SPECIALE a musicisti incredibili che hanno reso IMPORTANTE lo spettacolo 40/25
    ALDO DE SCALZI
    ANDREA MADDALONE
    MASSIMO TRIGONA
    ROBERTO MARAGLIANO

    ....la band che ogni cantante vorrebbe avere. GRAZIE RAGAZZI

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