I 100 Migliori Dischi AOR - Cristiano Canali, Gennaro Dileo - Libri - Recensione

Titolo: I 100 Migliori Dischi AOR
Autore: Cristiano Canali, Gennaro Dileo
Anno: 2013
Genere: Manuale
Casa Editrice: Tsunami Edizioni
Prezzo: € 17,00 (compra)
Pagine: 216
Voto: 7.5/10

La musica melodic rock torna a far parlare di se anche tra gli scaffali delle librerie.

E’ infatti da poco uscito un nuovissimo manuale made in Italy del genere, intitolato I 100 Migliori Dischi AOR e scritto a due mani da Cristiano Canali e Gennaro Dileo per la casa editrice Tsunami Edizioni. 

Il libro si propone come un manuale in grado di mostrare al neofito delle sonorità rock melodiche anni ’80 una serie di pubblicazioni fondamentali per il suo apprendimento del genere, partendo dai grandi nomi come Journey, Foreigner, Toto, etc., e arrivando fino a (più di) qualche chicca sepolta nei meandri della storia.

Nel far questo gli autori si dimostrano sufficientemente preparati e dotati nel lessico, con analisi dei singoli 100 dischi brevi ma dettagliate, rare omissioni, e soprattutto un fare semplice ed amichevole nel rapportarsi con il lettore, mai saccente o da ”professori”. Canali e Dileo sembrano a tutti gli effetti due fans e appassionati come noi, che hanno avuto la possibilità di poter impiegare il loro tempo e le loro fatiche nel bene comune di risvegliare nel pubblico ancora assopito l’amore per l’AOR. Benissimo direi.

Non sono però tutte rose e fiori, questo bisogna dirlo. Terminata una bella ricostruzione storica della genesi dell’AOR, i due autori iniziano con le singole recensioni e, osservando tramite l’indice l’elenco dei dischi presi in esame, ogni fan un po’ più esperto e non alle prime armi con il genere noterà subito la mancanza (grave) di alcuni album, a vantaggio di altri a mio, e non solo, avviso molto meno necessari di apparire in classifica. Certo, fin dall’introduzione gli stessi Canali e Dileo si scusano con il lettore per la mancanza (figlia di determinate scelte) di diverse formazioni da loro stessi nominate, ma è difficile accettare la presenza di gruppi quali A.S.A.P, Easy Action, Q5, Shadow King, The Ladder, etc., a discapito di The Storm, 707, GTR, Fortune, Loverboy e tanti altri. Un errore forse giustificabile, forse soggettivo, ma che per me per primo mina il giudizio sull’opera.

Un po’ meno giustificabile è invece la scelta di alcuni prodotti discografici di determinati artisti. Si vedano i Giant, presenti con il certamente ottimo Time to Burn e non con i ben più melodico Last of the Runaways, oppure gli Asia, in elenco con il debutto (giusto!) ma anche con il poco strettamente AOR Aqua. E i Night Ranger, in classifica con il buon Big Life ma con nessun altro degli altri capolavori.. La sensazione è che in alcuni momenti del libro i nostri autori abbiano un po’ perso l’orientamento sulla precisa stilistica del nostro genere, che per altro ci avevano raccontato anche piuttosto bene nell’analisi introduttiva.

La cosa però più grave avviene con l’ultima recensione presente sul manuale: In Progress dei Work of Art. Tolto il fatto che mai l’avrei inserita in elenco, e non considerato che il loro disco migliore è Artwork, mi sono trovato terribilmente spiazzato nel leggere alcune affermazioni di Canali. Egli motiva la presenza di questo unico disco moderno con una impietosa esamina della condizione attuale del genere AOR, dichiarando (come se i Work of Art fossero una delle pochissime eccezioni): ‘ai nostri giorni  non sono gli artisti a mancare e nemmeno i mezzi e le idee, ma dei produttori con la P maiuscola’. Cavolo, cavolo, cavolo. Passi che non è stata mai nominata la scena italiana in tutto il libro, passi che la rinascita del genere sarebbe (stando sempre all’introduzione storica qui presente) merito di Youtube e di alcuni blog soprattutto sudamericani (??!!), ma il dire che la scena sarebbe debole per colpa dei produttori..

No. No! No!! In questo manuale si doveva leggere che il revival a cui stiamo oggi assistendo non è debole ma bensì di qualità, e che non è stato studiato a tavolino, ma è invece nato da una necessità che un po’ tutti gli ascoltatori rock avevano iniziato ad avere. Questo lo si sente soprattutto nella grinta che anche i vecchietti mettono nei loro nuovi dischi per farli oggi suonare bene! Ma volevo soprattutto leggere ciò: ‘al giorno d’oggi il genere rivive con buon ardore e qualità grazie alla passione e al lavoro di pochi eroi. Di label coraggiose come la Frontiers Records, la Avenue of Allies, la AOR Heaven, la Escape, etc, etc, e di personaggi del passato che si sono rimessi in gioco, ma anche di musicisti emergenti come il nostro Del Vecchio (produttore con la P maiuscola, tiè) o il mitico Erik Martensson.’. Ci doveva essere l’elogio alla rinascita, e l’inchino alla nostra scena italiana. Questo è un errore gravissimo. Punto.


Tolti i suddetti problemi, I 100 Migliori Dischi AOR resta un’uscita letteraria da elogiare e da supportare, quantomeno perchè ha avuto il merito di sopperire ad una mancanza editoriale italiana che in questi anni non era più motivabile. Lode poi alla bravura espositiva dei due autori e anche al disegno grafico fornito dalla Tsunami Edizioni.

E’ un libro magari più orientato ai giovani che a chi quegli anni li ha vissuti e ascoltati, e si poteva forse fare di più o meglio in alcuni dettagli o in alcune scelte, ma già quanto qui letto basta e avanza per farsi una idea del vastissimo e cromato panorama rock melodico. Il neofita dovrà però poi muoversi più coraggiosamente sui propri passi e secondo le proprie preferenze e pulsioni musicali.. questo è il mio final consiglio.

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