Bellagio Rock Fest @ Lido di Bellagio

E' tempo di report, è tempo di parlare della prima edizione in veste di festival del Bellagio Rock Fest.

Un evento interamente gratuito svoltosi in data 19 ottobre 2013 all'interno del moderno locale LiBe del Lido di Bellagio, posto a pochi metri dalle calme rive del Lago di Como, che è stato capace di radunare diverse centinaia di spettatori, in estasi per i quattro gruppi facenti parte del concerto: per ordine di importanza, i losangelini Y&T (al loro ritorno a Bellagio dopo lo show del 2012), i ferraresi Voodoo Highway, gli alternativi Soupcazar, con i locali Pensione Libano in apertura.

Il palco, posto alla fine di quella che molto probabilmente è una sala da ballo o discoteca, è di media misura ma comunque piuttosto accogliente, l'acustica non perfetta ma assolutamente sufficiente per il tipo di concerto in programma, i servizi per gli spettatori sicuramente adeguati, mentre l'ottimo e gentile staff e una perfetta organizzazione ci fanno fin da subito capire che la serata sarà delle più emozionanti, e riuscite.

Puntuali, salgono sul palco alle 16:30 i Pensione Libano, formazione punk rock locale dal cantato in madrelingua, interessante per grinta e determinazione, ma un po' carente sul piano tecnico. Alcuni dei loro brani tendono infatti ad assomigliarsi un po' troppo gli uni agli altri, e sostanzialmente manca ai ragazzi il guizzo compositivo in grado di emozionare l'intera platea. Sufficienti, ma nulla di più.


Dopo di loro, i Soupcazar faticano un po' a radunare gente sotto il palco, ed evidentemente il loro rock alternativo che si mischia talvolta al melodico e alla dance non attira questa sera proprio l'orecchio di tutti. E' da riconoscere però la qualità sonora di questi musicisti, con il cantante e tastierista che appare come molto carismatico ed intonato alla voce, bravissimo nel ricreare le abbondanti basi che necessitano a questa musica. Sugli scudi anche il chitarrista, autore di alcuni siprarietti divertenti con il pubblico, e bene anche la sezione ritmica, per un concerto davvero sorprendente, forse vera rivelazione di questo festival.


Anche perchè dei Voodoo Highway avevamo un po' tutti sentito parlare, specie grazie all'ottimo disco d'esordio e ancor più al suo recente seguito a titolo Showdown. I ragazzi, arrivati un po' in ritardo a Bellagio, hanno solo 30 minuti di tempo per il soundcheck, ma riescono comunque a produrre suoni più che decenti, forse soltanto un po' troppo alti nel volume generale. A questo difetto sopperisce però una prestazione da incorniciare, e l'hard rock in puro stile settantiano (alla Deep Purple, Uriah Heep e compagnia bella) di questi ragazzi colora la sala di energia rock, portando tutta la platea a cantare e scapocciare a ritmo della musica. La tracklist tocca tutti i loro maggiori successi, più due cover in chiusura dei loro beniamini Deep Purple, e in particolare il cantante Federico Di Marco, grande frontman, sale sugli scudi con una prova adrenalinica e precisa come poche. Benissimo anche la chitarra di Matteo Bizzarri, per un concerto che consacra i nostri e ci conferma tutta la bontà della loro proposta musicale.      



E infine eccoli, alle nove in punto, i Y&T a calcare per il secondo anno di fila il palco di Bellagio dando inizio a uno show dalla scaletta perfetta, fatta di una selezione di ventuno (!) tra i loro brani di maggiore successo. Dave Meniketti è il solito leader di qualità e carisma, una leggenda vivente che anno dopo anno si presenta all'appuntamento sempre più in forma, sia alla chitarra che alla voce, intonata e in grado di reggere tranquillamente le due ore di concerto. Con lui i fidati compari Brad Lang, John Nymann, Mike Vanderhule, ma soprattuto in esclusiva per tre brani della scaletta il mitico Stef Burns, oggi chitarra di Vasco Rossi, ma per lungo tempo riff master della formazione americana.
Inutile dire che i tre brani suonati con il terzetto di chitarre Meniketti - Burns - Nymann siano stati da urlo, specie nell'esecuzione della storica Midnight in Tokyo, ma è da altrettanto riconoscere la bontà di praticamente ogni canzone eseguita, con plauso speciale al bis finale Open Fire-Forever. Rispetto all'anno precedente, ho trovato inoltre migliorata la resa della sezione ritmica, ma soprattutto ho notato un Nymann molto più sciolto e più in grado di interagire con il pubblico, tanto da cantare da leader un intero pezzo, Squeeze, elettrizzando tutti i presenti.


Insomma, per il secondo anno di fila Bellagio si è dovuta inchinare alla classe di questi storici performer americani, che hanno messo a ferro e fuoco il locale, ottenendo ampi consensi da un pubblico più grande di quello dello scorso anno, ma ancora purtroppo non poi troppo numeroso (dovrei aver contato sulle 300/400 presenze). Un applauso finale va poi all'organizzazione e allo staff gestito dal simpaticissimo Aurelio, che davvero ci ha fatto sentire come se fossimo tutti noi gli ospiti d'onore dell'evento, a nostro agio come nel salotto di casa nostra. Eventi così, specie gratuiti, specie in Italia, non si trovano facilmente..

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