The Metal Fest Chile 2013 - Giorno 2

La redazione di Rock-Metal-Essence.com è stata contattata in via del tutto esclusiva dal fotografo e giornalista cileno Iván Vega di Chileconcert.cl che ha regalato alla nostra pagina il report completo della doppia giornata del festival The Metal Fest, tenutasi a inizio aprile 2013 alla Movistar Arena di Santiago del Cile.

Sul palco dell'evento si sono alternati grandissimi nomi e gruppi internazionali di genere metal, per un susseguirsi di emozioni che il nostro corrispondente ci ha raccotnato sia attraverso immagini, sia attraverso le sue stesse parole. Dopo avevrvi raccontato il primo giorno del festival, spazio ora alla seconda metà di questo concerto.. buona lettura!

Testo e immagini di Iván Vega di Chileconcert.cl. Traduzione a cura di Emanuele Risso.

Domenica 14 aprile 2013 - Movistar Arena, Santiago del Cile

BRUTAL TRUTH

Nella seconda giornata del festival e all'ora prevista, tanti metallari con magliette di Agathocles e Anal Cunt popolano lo spazio davanti al palcoscenico principale. E per forza, visto che gli americani Brutal Truth sono quelli designati ad aprire la macelleria e bombardare le orecchie dei presenti con il blast beat tipico della band. Birth of Ignorance e Stench of Profit hanno il compito di far capire che il grindcore è un genere vivo e gode di moltissimi estimatori.

La festa prosegue con canzoni come Sugardaddy, Get a Therapist...Spare The World, Simple Math, End Time, Fuck Cancer; canzone dopo canzone l'energia di Dan Liker ci rende increduli dello spettacolo a cui stiamo assistendo, suonando Godplayer, Celebration Gunfire, Evolution Through Revolution, e con un carismatico Kevin Sharp che, scalzo con jeans e camicia, si diverte ad animare il pubblico fino a chiudere la prestazione con uno stage diving, che viene accolto con brutali dimostrazioni di affetto! Una prestazione mostruosa!

NILE 

I Nile sono ovviamente una delle band più attese dai malati di death metal cileni, dato che negli anni passati le trattative per un loro concerto in Cile non si sono mai concretizzate. In questo secondo giorno del festival tutto questo è lasciato al passato: la band di Karl Sanders apre il fuoco con The Blessed Dead, la mietitrebbia è partita con un suono devastante.

Come raffiche di mitra suonano Defiling The Gates Of Ishtar, Sacrife Unto Sebek, Sarcophagus, Supreme Humanism Of Megalomania; a tratti si vedono sguardi di complicità tra Dallas Toller e il resto del gruppo, come a commentare silenziosamente il loro primo show in Cile con una Movistar Arena in visibilio!

La tecnica, la precisione, l'esecuzione perfetta fa partire i cori di giubilo del pubblico, mentre Sanders ringrazia per il sostegno con espressioni come "wow, it's awesome!". Sono sicuro che i Nile torneranno il prima possibile.

BRUJERIA

Non possiamo definire "sostituti" i Brujeria, che all'ultimo hanno preso il posto dei Voivod per motivi di salute di Denis "Snake" Bélanger. Al contrario, molti appassionati sono felici di vedere Juan Brujo e compagnia e di cantare i loro testi colmi di messaggi anticastristi e antiamericanisti, soprattutto se la compagnia in questione fa sì che questa non sia un gruppo qualsiasi, ma un Supergruppo!

In scaletta pezzi come Cuiden a los Niño, El Desmadre, Marcha de Odio, Colas de Rata, Cruza la Frontera, Vayan sin Miedo, Anticastro, in cui le basi di El Hongo (Shane Embury dei Napalm Death) e El Cynico (Jeff Walker dei Carcass) schiacciano la testa dei presenti in un muro di riff. Segue Pito Wilson e un assaggio di quello che sarà il nuovo disco, la canzone Angel de la Frontera, molto apprezzata dai fan.

Il gruppo prosegue con classici come La Migra e La Ley de Plomo, durante i quali il mosh e il sudore si impossessano di un pubblico in balia di una delle band ispanofone più importanti del metal.

SYMPHONY X

"Magistrale" è la parola che descrive la prestazione dei Symphony X, nella quale il progressive metal è legge. I fan lo fanno capire cantando in coro tutte le canzoni, con pezzi come Iconoclast, The End of Innocence e Dehumanized ad aprire la serata.

Segue Sea of Lies, durante la quale Michael Romeo fa vedere come si suona la chitarra e fa capire il perché del successo mondiale dei Symphony X, dovuto anche al suo stile, la perfezione, i virtuosismi
Mike Pinnella suona i primi accordi di When All Is Lost, tra gli applausi e le urla delle fan. Desta curiosità la grande quantità di ragazze in attesa del live di questa band - almeno nel punto dove mi trovavo io - e molta più attenzione la ottiene l'interpretazione di Russell Allen, sicuramente un vocalist che resterà uno dei migliori di sempre.

Più avanti suonano Paradise Lost, Eve Of Seduction e Serpents Kiss, mentre Set The World on Fire (The Lie of Lies) segna uno dei punti più alti del live: travolgente! In breve, possiamo dire che il connubio band-pubblico si è impossessato dello show e l'impegno dei fan è stato totale.

MY DYING BRIDE

Dopo i Symphony X, una dose di oscurità a livelli a livelli pericolosi, perché i My Dying Bride si annunciano tra rintocchi di campane per poi aprire con Kneel Till Doomsday e A Map Of All Our Failures, tratte dal loro ultimo album.

Aaron Stainthorpe fin dall'inizio mostra la sua migliore vena teatrale. Con una camicia bianca che prende i colori delle luci di scena, dimostra perché si tratta di una delle band leader del suo genere. I suoi fan tengono il ritmo anche coi riff più lenti, muovendo la testa come alla moviola. Notevole!
Seguono Like Gods Of The Sun e Turn Loose The Swans, con il violino di MacGowan a incantare il pubblico. Quasi come un incantesimo maligno, i densi riff della coppia Craighan-Glencross fanno sì che la serata si trasformi negli ultimi suoni prima dell'ultimo sospiro. Il termine per descrivere la loro densa distesa di suoni può essere "terrificante", e gli si addice molto (non per niente sono i pionieri del genere).

Turn Loose The Swans aiuta Stainthorpe a immergersi al massimo nel personaggio e a continuare con From Darkest Sky, The Raven And The Rose, She Is The Dark, The Cry Of Mankind e infine The Forever People, con la quale gli inglesi ci danno la colonna sonora del giorno del Giudizio.

CARCASS

Dilatatori, divaricatori, bisturi. È tutto quello che mi viene in mente pochi istanti prima che nientemeno che i Carcass, sotto un telone a misura di festival.

Jeff Walker apre la sala operatoria con Buried Dreams e il mosh comincia senza fermarsi più. Il pubblico è coinvolto totalmente con il classico No Love Lost, le pulsazioni raggiungono uno stato di coma infernale con Edge of Darkness.

Quel che segue è Keep On Rotting In The Free World, con un Bill Steer pieno di groove e al tempo stesso di brutalità con classici del grindcore come Genital Grinder e Death Certificate. Veramente ben fatta la scaletta, che viaggia tra gli album più brutal del repertorio con pezzi come Exhume to Consume e Corporal Jigsore Quandary per poi deviare su un classico come Heartwork. È chiaro che molti non sono sopravvissuti a questo intervento chirurgico, tra cervicali, sfondamenti di timpani e smembramenti di genitali! I Carcass sono semplicemente una band che andrei a vedere ogni fine settimana se potessi...imperdibili!

DEVIN TOWNSEND PROJECT

Credi negli extraterrestri? Se no, allora non hai visto Devin Townsend. Un "golazo", come diciamo in Cile. Questo musicista e genio folle, come alcuni lo definiscono, è semplicemente di un altro pianeta.
L'odissea parte con Truth l'atmosfera inizia a farsi progressiva, pregna di metal moderno e tecnico. Molti spettatori si allontanano, può essere per l'ora tarda, per la stanchezza accumulata nei 2 giorni di festival, o semplicemente perché lo trovano troppo impegnativo. Fatto sta che chi rimane - la maggioranza - si gode un'opera d'arte sonora, con un maestro di cerimonia senza camicia di forza, disposto a dare il meglio della sua storica professionalità.

A seguire ZTO e By Your Command, con una band solida e un Ryan Van Poederooyen impressionante alla batteria, e poi Epicloud, Deadhead e Where We Belong, durante le quali Townsend non smette di fare facce e di ridere insieme al pubblico.

La prestazione va avanti con Supercrush!, War, Kingdom, Juular, e una cover - a detta di Devin - che fa pensare a Rush o Slayer, e invece è Love? degli Strapping Young Lad, un sogno per i molti fan più incentrati sul periodo più brutal dell'artista.

Durante l'esibizione di Grace il bassista Brian Waddell e il chitarrista Dave Young sembrano molto affiatati; con Bad Devil arriva un suono pulito, caldo e a tratti caotico, opera della mente di un musicista considerato da molti uno dei più innovativi degli ultimi tempi.

Detto questo, Devin Townsend è un tipo con i piedi per terra, con dosi di umiltà pazzesche, dotato di senso dell'umorismo e vicino ai suoi fan a tal punto da dedicare 10 minuti a salutare sotto il palco tutti i fan che sono rimasti a manifestare il loro rispetto! Ammirevole.

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