Odradek Room - Bardo. Relative Reality - Recensione

Artista: Odradek Room
Titolo: Bardo. Relative Reality
Provenienza: Ucraina
Genere: Doom Metal/Post-Metal
Anno di uscita: 2013
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
Voto: 60/100

Direttamente dalle terre selvagge dell'Est Europa, più precisamente dall'Ucraina, arrivano quattro ragazzi che vogliono dire la loro nel mondo del metal, pubblicando il loro debut album "Bardo. Relative Reality", uscito il 9 marzo del 2013 via Hypnotic Dirge Records. Il nome di questa giovanissima band è Odradek Room, ispirato all'omonimo racconto di Franz Kafka.

Oltre ad avere ottimi gusti letterari, anche il genere in cui si cimenta il quartetto è di tutto rispetto: già dai primi minuti del full-length si può individuare una massiccia presenza di doom e di post-metal molto atmosferico, nonostante la band venga spesso etichettata come Progressive Melodic Death Metal. Ad ogni modo, le loro sonorità sono condite da tipici spunti alcestiani e progressioni che rimandano spesso al post-rock: si tratta quindi di un lavoro che consigliamo agli amanti del cosiddetto nuovo filone blackgaze che sta spopolando in questo periodo.
"Bardo. Relative Reality" è un disco monolitico, pesante nei suoi 58 minuti, ma anche di sottofondo, quindi sono necessari molti ascolti e riascolti per digerirlo pienamente, poiché si tratta di un album di difficile catalogazione e a tratti incomprensibile. Sarebbe sconclusionato ed inutile analizzare ogni singola traccia, perché ognuna è sia uguale ma anche diversa dalle altre, perciò nei primi ascolti possiamo solo farci un'idea sommaria di quello che vogliono comunicare gli Odradek Room.

Si presenta un disco molto, molto chitarristico, pregno d'arpeggi e accordi che si ripetono ossessivamente fino all'estremo per sottolineare come questo sia un lavoro principalmente d'atmosfera, ma che mostra anche momenti più aggressivi con taglienti chitarre in distorsione. Dietro le pelli è possibile ascoltare il batterista concentrarsi moltissimo sui piatti, specie nelle parti più calme, mentre il bassista è semplicemente relegato nell'accompagnamento, tranne nella lunghissima "A Painting (Digging into the Canvas with Oil)", in cui finalmente lo possiamo udire in un arpeggio di basso.
Come si è già potuto capire, la proposta non è malissimo in sé, ma si rifà troppo al sound del doom moderno (Katatonia su tutti, ma anche Alcest) e le incursioni più black metal di certo non lo rendono più leggero. Certi episodi sono davvero prolissi ed indigeribili per chi non è avvezzo a queste sonorità, però se ci si immerge completamente nel mondo degli Odradek Room si possono apprezzare moltissimo tutti i brani. Il fatto è che questi territori sono già stati esplorati ampiamente, e, sebbene questi quattro ucraini provino a cambiare molto le dinamiche in ogni pezzo (cosa assolutamente da lodare), il risultato non è comunque dei migliori perché non riescono a rendere particolare il disco e ad avere un sound personale. L'episodio che comunque risalta su tutti è il più rilassante: "Suffocation", con un eccellente prestazione del cantante che durante l'intera opera si sente molto poco.

IN PAROLE POVERE...

Se amate i dischi sognanti, arpeggiati e malinconici, avete trovato pane per i vostri denti, mentre sconsiglio l'ascolto di "Bardo. Relative Reality" a chi non ha mai provato post-rock/doom metal, non perché l'album sia assolutamente brutto, ma perché è difficilmente accessibile ai non amanti del genere.

TRACKLIST

1. Theatre of Forms
2. Inflorescence of Silence
3. A Painting (Digging into the Canvas with Oil)
4. Suffocation
5. Faded Reality
6. River
7. Cold Light

FORMAZIONE

Ilya Zernitsky - Chitarra
Sergey Kuznetsov - Basso, Tastiere, Sampling
Roman Borovikov - Batteria
Artyom Krikhtenko - Voce, Chitarra, Tastiere, Sampling

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