Niclas Etelävuori (Amorphis) - Intervista

Siamo entusiasti di presentare per la prima volta sulle nostre pagine una funzionale chiacchierata con i finlandesi Amorphis

Loro non hanno, di certo, bisogno di presentazioni. Band che vanta una carriera ventennale nella trafila metal finlandese, corredata da  ottimi successi ed eccellenti riscontri divisi tra critica e fans. Attualmente sono il gruppo di punta scandinavo dell’etichetta discografica Nuclear Blast, major che cura con professionalità elevata la promozione del suo roster, anche con una gentilissima mediazione tra gli stessi Amorphis e noi di Essence. 

A ridosso della data di pubblicazione della nuova uscita discografica, fissata per il 19 Aprile in Europa, accogliamo nel nostro spazio Niclas Etelävuori,  per entrare meglio nell’ottica  di Circle.

Benvenuto su Rock-Metal-Essence! E’ un piacere per me parlare per la prima volta con un referente degli Amorphis, una delle mie band preferite. Per prima cosa, vorresti presentarti ai nostri lettori?

Salve a tutti, sono Niclas, bassista degli Amorphis.

Niclas, parlaci di Circle. Skyforger fu l’ultimo capitolo dedicato interamente alle scritture del Kalevala. Su quali tematiche si sposta oggi la riflessione musicale degli Amorphis, e dunque di Circle?

A dire il vero, anche The Beginning Of Times, in un certa maniera, era ispirato alla Saga del Kalevala. Lo switch effettivo in termini di lyrics è avvenuto con Circle. Ad un certo punto dello scorso tour, abbiamo deciso che le tematiche non dovessero più comporsi degli echi di quell’opera. Le liriche di Circle sono complementari, nascondono le stesse sensazioni del Kalevala, ma la storia è inedita, originale, e porta la firma di Pekka Kainulainen. E’ sostanzialmente una storia di sopravvivenza, un circolo spirituale appagante nei momenti più importanti della vita.

Sei soddisfatto di come è venuto fuori il lavoro? Pensi che l’album porti quelle sonorità iniziate con The Beginning Of Times, oppure suoni in modo diverso?

Penso sia totalmente diverso. La produzione è stata completamente rivisitata rispetto ai nostri quattro precedenti lavori. Circle porta comunque il nostro stile, suona in stile Amorphis, ma presenta nuovi gusti e nuovi riflessi, e per come la vedo io, il disco è molto più fresco. Sono molto felice, contento di quello che abbiamo fatto. E’ un album compatto in ogni aspetto.

Cosa ne pensi del nuovo missaggio? Ti piace il lavoro svolto da Peter Tagtgren (Hypocrisy, Pain) alla cura dei suoni?

Penso che Peter abbia fatto un ottimo lavoro in termini di mixing. Sicuramente Circle ha un suono molto più crudo se paragonato a The Beginning of Times, e si nota subito. Tutte le orchestrazioni, gli organi, e molte delle tastiere sono completamente originali, non hanno subito ritocchi, non sono stati utilizzati dei loop, e questo dona all’album una veste molto calda, soprattutto perché questa sensazione domina in modo organico dall’inizio alla fine di Circle.

Adesso parliamo dell’aspetto esteriore. Cosa rappresenta l’artwork? Qual è il significato intrinseco?

La figura rappresentata sulla copertina è una guida spirituale che dirige il nostro protagonista all’interno del suo circolo. E’ la prima volta che ci affidiamo a Tom Bates per la copertina (fino a The Beginning Of Times le opere erano di Travis Smith ndr). Penso che rispecchi particolarmente il prodotto musicale.

Cosa ispira la vostra composizione? In quale luogo solitamente nascono le vostre canzoni?

Possono nascere ovunque. Abbiamo iniziato la scrittura del materiale la scorsa estate, ed ognuno di noi ha contribuito con le sue idee. Mi pare che avevamo in mente qualcosa come 22 pezzi, che poi sono stati man mano selezionati durante il processo di composizione. C’erano tante idee, alcune meno adatte al contesto di Circle. Molte volte le idee nascono in modo totalmente diverso dal solito, o totalmente distanti da quello che facciamo ogni giorno. Qui nasce la nostra ispirazione.

Siete stati molto veloci nella scrittura.

Si considera, che abbiamo iniziato i lavori soltanto a metà dello scorso anno. Abbiamo scritto tanti i pezzi in un mese circa, e subito dopo siamo entrati in studio.

Alcune band, come i Katatonia o gli Anathema, inizialmente offrivano un genere complementare a quello degli Amorphis. Con il passare degli anni, quelle band hanno tentato in tutti i modi di diversificare la loro proposta, o comunque hanno fatto in modo che l’ultimo disco suonasse distante dal precedente o dal successore. Pensi che gli Amorphis debbano seguire la stessa strada per rendere al meglio? Pensi che serva qualcosa di nuovo, oppure la vostra resta la proposta vincente? In poche parole, scommetteresti più sul nuovo, o sulla qualità?

No, noi non cerchiamo di cambiare troppo il nostro sound. Alcune volte avviene, altre volte per niente, ma non cerchiamo mai di snaturare il nostro stile. Proprio la qualità è quello su cui puntiamo, perché ogni nostro disco deve suonare, e suonare bene. E’ la cosa più importante. Noi sappiamo cosa suoniamo, e ci resta facile concentrare l’attenzione sul suono.

Adesso c’è spazio per la domanda di rito. Quale disco degli Amorphis preferisci? Qual è per te il più bello?

Al momento direi Circle perché abbiamo tentato qualcosa di leggermente diverso, e penso che il risultato si avvicini tantissimo a quello che avevamo in testa quando abbiamo iniziato la scrittura. Ma è difficile scegliere, perché in un anno la mia opinione potrebbe cambiare facilmente.

State per affrontare il tour, e non mancherà qualche data in Italia. Cosa ne pensi dei vostri fans italiani?

Suoneremo a Milano verso la fine di Novembre, e spero di vedervi quel giorno più che potete, in modo tale da passare una buona serata con gli Amorphis. Per quanto riguarda i fans italiani, io li amo, sono molto passionali, ed è sempre un piacere per noi suonare per loro.

Penso che possa bastare. Grazie tante per aver speso una parte del tuo tempo per noi di Rock-Metal-Essence. Ci vediamo presto.

Grazie a voi per il supporto. Arrivederci.

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