Ghost - Infestissumam - Recensione

Artista: Ghost
Titolo: Infestissumam
Genere: Heavy Doom Rock
Anno di uscita: 2013
Provenienza: SVE
Etichetta: Loma Vista / Universal
Voto: 76/100

Dopo aver conquistato tutto e tutti con il loro disco d'esordio Opus Eponymus (2010), ed aver poi affrontato di recente una successione alla voce (da Papa Emeritus I al suo omonimo successore II) e la risoluzione di alcuni problemi legali in USA (con l'inserimento nel loro moniker della sigla B.C.), gli svedesi Ghost ritornano sulle scene con un nuovo album, tra l'attesa spasmodica di tutti gli addetti ai lavori e i fans.

Infestissumam, nei negozi dal 16 aprile, vede così il misterioso progetto al debutto su major (la Loma Vista è sotto etichetta della Universal) e pronto a bissare la qualità mostrata con l'esordio. Ma il risultato sarà o no quello sperato?

In realtà la risposta esatta e più onesta a questo ultimo quesito sarebbe il simbolico 'ni', a metà tra no e si. Se da un lato infatti Infestissumam si fa molto più originale e ricercato del debutto, che (ed era molto spesso innegabile) sostanzialmente scimmiottava qua e là quanto di buono fatto in passato da formazioni storiche come Mercyful Fate o Blue Oyster Cult (per citarne giusto due..), è altrettanto evidente quanto la maggiore complessità delle strutture di questi nuovi brani porti a una minore facilità di ascolto e a una meno marcata immediatezza di presa di questo disco rispetto a Opus Eponymus. In Infestissumam acquistano più importanza le melodie e ancor più le tastiere, ora molto spesso in primo piano all'interno delle composizioni e in rilievo con il loro ampio tappeto sonoro, ma anche a causa di ciò si perde molto in spontaneità, per un album che pare molto più pensato a tavolino rispetto al passato. Certo, la ricetta è sempre la stessa, sempre di heavy metal occulto e satanico a tinte rock settantiano e doom si parla, ma si è nettamente affievolita qui la esplosività e imprevidibilità di queste musiche, con un songwriting rinnovato e forse persino migliorato che però non è riuscito a ottenere i risultati bombastici ed emozionali di quello già definito più semplice e scontato di Opus Eponymus.

E così la interessante intro omonima Infestissumam apre le danze, e la prima traccia Per Aspera Ad Inferi si rivela sicuramente come un episodio riuscito e dal grande conubio tra chitarre e tastiere. Superiore è poi il già singolo Secular Haze, avvincente componimento doom progressivo, a tratti complesso ma allo stesso tempo facile all'ascolto. A mio modesto avviso, se la band deciderà di proseguire con questa nuova stilistica, questo sarà il giusto sound da evolvere per alimentare la propria fama e qualità. Per opposto, non è brutta ma è già ben più scolastica Jigolo Har Megiddo, mentre la pseudo-ballata di sette minuti e mezzo Ghuleh / Zombie Queen rieleva le sorti dell'album grazie a una atmosfera avvolgente e dal profumo antico, come se il prog-rock anni settanta avesse sconfinato un po' nelle melodie della pop music, e non solo.

Al di là del finto coro gregoriano in accompagnamento alle musiche, Year Zero apre la seconda metà dell'album faticando a primo impatto a convincere l'ascoltatore, ma crescendo però mano a mano con le ripetizioni successive fino a convicnere. Come lei non è nulla di particolare Body And Blood, certamente un brano un po' sottotono per gli standard del gruppo svedese, seppur anch'esso valido, mentre fanno ben peggio Idolatrine e Depth Of Satan's Eyes, due tracce prive di particolari emozioni e abbastanza piatte, forse non veri filler ma certamente deludenti nella loro monotonia. A salvare da sola una seconda metà di disco in netto calo è quindi la sola canzone finale Monstrance Clock, stupenda dimostrazione delle qualità in seno a questa formazione e ispirato viaggio in un incubo spettrale da cui è difficile risvegliarsi senza un bivido emozionato sulla cute.

IN PAROLE POVERE..

Nonostante sia un prodotto discografico meno riuscito e necessitante di molti più ascolti per essere apprezzato a pieno rispetto al debutto, Infestissumam è comunque un album ispirato e piacevole, con qualche calo ma non tale da comprometterne realmente l'ascolto. I Ghost appaiono ancora come una delle band rivelazione del nuovo decennio degli anni duemila, ma il secondo capitolo della loro discografia è un po' troppo complesso e ricercato per bissare a pieno il successo del 2010. Bello, ma si poteva fare di più.

TRACKLIST

01. Infestissumam
02. Per Aspera Ad Inferi
03. Secular Haze
04. Jigolo Har Megiddo
05. Ghuleh / Zombie Queen
06. Year Zero
07. Body And Blood
08. Idolatrine

09. Depth Of Satan's Eyes
10. Monstrance Clock

FORMAZIONE

Papa Emeritus II (Voce)
Nameless Ghouls (2 Chitarre, Basso, Batteria, Tastiere)

CONTATTI

http://www.infestissumam.com/

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