Eversin - Tears On The Face Of God - Recensione

Artista: Eversin
Titolo: Tears on the Face of God
Genere: Thrash
Anno di uscita: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: My Kingdom Music
Voto: 70/100

Una sorta di progressione al contrario quella degli Eversin: mentre numerose band danno l'avvio alla loro carriera rivestendosi di un sound marcatamente hard & heavy per poi farsi contaminare da influenze elettroniche o comunque rinnovandosi con nuovi sound di tastiera, questi aggressivi agrigentini invertono la tendenza e stupiscono. Alla base di questo nuovo lavoro sembra esserci, rispetto al precedente Divina Distopia, un forte desiderio di ritorno alle origini, forse non tanto alle proprie quanto a quelle del thrash metal in sé. In realtà, solo un approccio superficiale può considerare questa decisione una regressione: non sempre una maggiore complessità strumentale implica lavori più profondi o elaborati, e un gruppo con dieci anni di carriera alle spalle questo lo sa bene.

La presentazione di una line-up esclusivamente chitarre-basso-batteria lascia trasparire l'esigenza di quella complessa semplicità alla base del genere. Il risultato è un thrash pregevole che ricorda di certo gruppi storici come Annihilator, principalmente, ma anche in parte i Megadeth, senza dimenticare alcuni possibili paragoni con quell'universo rappresentato da formazioni come gli Artillery, anche a causa della forte attenzione per la componente tecnica.

Sta qui uno dei punti di forza dell'album, in effetti: da questo punto di vista Tears on the Face of God è impeccabile. Gli Eversin sembrano davvero aver imparato la lezione dei gruppi storici del thrash mondiale; tuttavia, anche se il comparto tecnico è elaborato e lascia trasparire la preparazione dei singoli membri, qua e là sono presenti alcune imperfezioni che nel complesso abbassano il livello della produzione. Alcuni brani si dilungano un po' troppo sullo stesso tema, ad esempio, col risultato di dare all'ascoltatore un senso di eccesso. In fondo si tratta del difetto di molti gruppi dello stampo degli Eversin, ma non è poi così grave: stiamo in fin dei conti parlando di una delle formazioni più convincenti della scena heavy nazionale.
Ad ogni modo il disco presenta tutte quelle qualità che gli appassionati amano: potenti e affilati riff dalla chitarra di Giangabriele Lo Pilato, linee di basso ben incastrate e definite da Ignazio Nicastro, una batteria esplosiva e rapidissima curata da Tony Corio, e la voce graffiata e sporca di Angelo Ferrante, che nel complesso si adatta non poco allo stile Eversin.

Tears on the Face of God è "il suono della guerra". A partire dal titolo e dall'artwork di copertina gli intenti sono chiari. Questo disco è un concept basato sul tema della guerra, tanto caro agli amanti del thrash ma troppe volte banalizzato per presentare tematiche adatte al genere. Questo lavoro sembra tuttavia mantenere una propria originalità al riguardo, anche se non traspare costantemente. In ogni caso, l'attacco della prima traccia lascia piacevolmente spiazzati: non è immaginabile una melodia di carillon dopo aver visto quella copertina, eppure è così che For the Glory of Men stupisce l'ascoltatore, per poi trasformarsi in un pesante ed azzeccato strumentale; la stessa melodia torna nella buona Under the Ocean, dando al disco una forma uroborica sempre adatta per definire un concept. Tra i pezzi più coinvolgenti troviamo sicuramente Nighblaster, pezzo dotato di un'ottimo comparto strumentale (in particolare per la bassline devastante) e nel quale troviamo la gradita presenza occasionale di Tony "Demolition Man" Dolan, ex Venom; altro brano ben riuscito è la ballata (in crescendo, ovviamente) di turno, The Tale of a Dying Soldier, che, oltre a spezzare con grande effetto un album dai ritmi altrimenti troppo alti, ha il pregio non indifferente di fornire un focus a livello "micro" di quel grande dramma che è la guerra, aspetto, questo, troppo spesso trascurato da chi si fregia di esserne un grande esperto.
La title track, Tears on the Face of God, è il pezzo più convincente, essenza dell'album e manifestazione vera delle abilità degli Eversin, vario, accurato, con un tema principale di impatto travolgente. Un po' meno convincente è invece Prophet of Peace, ben realizzata ma forse un po' dispersiva.
Gli altri due pezzi, Nuclear Winter e Death Inc, sono da segnalare per il gran lavoro di arrangiamento, in particolar modo delle chitarre. Gli assoli sono davvero di gran fattura: tentacolare e rapidissimo il primo, più classico e avvolgente il secondo.

Con questo album gli Eversin danno prova di preparazione e abilità. A questo punto si può sicuramente parlare di un disco della maturità, specie per la scelta stilistica effettuata, che probabilmente ha condotto Nicastro e soci verso un orizzonte a loro affine. Di sicuro sono tanti i miglioramenti apportabili nei prossimi lavori del gruppo, ma non perché Tears on the Face of God non sia pieno di qualità, ma perché il gruppo ha dimostrato di poter arrivare a grandi livelli. L'augurio è che la loro carriera possa continuare e dare grandi soddisfazioni a loro quanto all'ambiente metal italiano, da sempre bisognoso di talenti.

TRACKLIST


  1. For the Glory of Men
  2. Prophet of Peace
  3. Nightblaster
  4. Tears on the Face of God
  5. Nuclear Winter
  6. Death Inc.
  7. The Tale of a Dying Soldier
  8. Under the Ocean
FORMAZIONE

Angelo Ferrante - Voce
Giangabriele Lo Pilato - Chitarra
Ignazio Nicastro - Basso
Tony Corio - Batteria

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