Davide Maspero, Max Ribaric - Intervista

Davide Maspero e Max Ribaric sono gli autori di quello che a nostro avviso è il saggio sul mondo metal più interessante, particolare e qualitativamente eccellente del momento: Come Lupi Tra Le Pecore - Storia e Ideologia del Black Metal Nazionalsocialista, edito dalla Tsunami Edizioni nel febbraio 2013.

Dopo aver dedicato al libro una ampia recensione (qui l'articolo), è giunto ora il momento di scoprire qualcosa sul lavoro di stesura di questa opera e sul perchè della sua composizione interrogando direttamente i due autori, in un'intervista esclusiva per il nostro sito Rock-Metal Essence.com.  

Benvenuti sulle pagine di Rock-Metal-Essence.com! Prima di iniziare, vi chiederei di presentarvi ai nostri lettori

Max: Prima di ogni cosa grazie per lo spazio e l’attenzione che ci concedete. Posso dire che ho 35 anni, nel mio quotidiano sono un libero professionista mentre ho iniziato ad occuparmi di musica e cultura underground a partire dai primi anni Novanta. Agli inizi come semplice fruitore appassionato, in seguito come editore di ‘zine e collaboratore su varie testate musicali. Qualche anno prima dell’uscita di Come Lupi tra le Pecore ho scritto una biografia incentrata sull’ensemble americano del Blood Axis (intitolata Day of Blood), recentemente tradotta in Francia per i tipi di Camion Noir.

Davide: Di venerandi 33 anni, lavoro come grafico e web designer e – quando il tempo me lo concede – sono ben contento di unire l’utile al dilettevole collaborando alla realizzazione di grafiche per progetti in ambito musicale o editoriale. Ultimo in ordine di tempo è stato Ultimacy del Blood Axis, dopo il quale mi sono dedicato alla copertina e alle grafiche interne di Come Lupi tra le Pecore coadiuvato da Eugenio della Tsunami. Musicalmente, dopo la sbornia black metal degli anni Novanta, sono gradualmente migrato verso i lidi dell’industrial e del neo-folk e in quegli anni ho iniziato a scrivere prima su una piccola webzine autoprodotta per poi affiancare Max con Occidental Congress, che a tutt’oggi resta il nostro principale approdo.

Come Lupi Tra Le Pecore affronta sicuramente un argomento difficile, quello del black metal nazionalsocialista, dai più ripudiato e generalmente censurato. Come nasce l'idea di un opera come questa? Quanto tempo vi ha richiesto la stesura di questo saggio?

Max: Proprio perché da molti è considerato un argomento difficile, l’idea di trattare una scena così controversa ci è sembrata da subito particolarmente interessante. Una sfida quanto mai avvincente e che, in fin dei conti, non potevamo rifiutare. Nella primavera del 2010 la Tsunami si è fatta avanti proponendoci il progetto in chiave embrionale, da lì in poi i mesi hanno iniziato a volare tra indagini preliminari, numerosi contatti (in Italia e all’estero) oltre alla raccolta e selezione di tutto il materiale necessario. Fino ad oggi nessuno si era mai azzardato a trattare con questo grado di attenzione le più disparate cronache concernenti l’NSBM tout court, ma in fondo, giunti ormai al 2013, era anche ora che qualcuno si cimentasse in questo genere di impresa.

Che tipo di fonti avete utilizzato? Immagino sia stata davvero difficile la loro ricerca…

Davide: La scelta delle fonti è stata determinante per diversi motivi. In prima istanza bisogna considerare che l’NSBM ha le sue radici in quel retroterra black metal esploso nei primi anni Novanta, ed ha assunto forma compiuta e coscienza di sé sul finire di quella decade. Il grosso degli accadimenti che lo hanno plasmato sono racchiusi in quel significativo arco di tempo, precedente alla formazione di quel villaggio globale in cui oggi viviamo. E di fatto molte informazioni risalenti a quel periodo non sono mai state traghettate sulla Rete, rimanendo quindi sospese in un limbo: non così distanti nel tempo ma non così semplici da reperire. È stato quindi essenziale immergersi direttamente in riviste e fanzine prodotte in quegli anni oltre che dischi, articoli di giornale e tutto quanto potesse contribuire a ricomporre una geografia musicale a dir poco frammentaria e distribuita. La ricerca è stata meno complicata di quel che sembri, in parte per via del nostro già ben fornito archivio, e in parte perché amici e conoscenti hanno riaperto polverosi scatoloni da cui è uscita roba inimmaginabile, che ci è poi stata messa a disposizione. È stato quindi un lavoro meticoloso ma non impossibile, una ricerca vecchia maniera fatta sulla carta e non sul web. Da questo punto di vista buona parte di quello che trovate nel libro serve non solo a raccontare una storia ma anche a ricomporre un determinato clima che si respirava sul finire del millennio, tra faide e dichiarazioni sopra le righe che molto spesso sono state rivedute e corrette nel tempo. In aggiunta abbiamo cercato di contestualizzare il tutto con degli approfondimenti tematici e ovviamente con delle interviste poiché ci interessava avere anche commenti “freschi”, per rendere più bilanciato il quadro generale e tracciare un percorso dalle origini del genere fino ad oggi.

Ho trovato particolarmente interessanti le interviste presenti in 'Come Lupi Tra Le Pecore' fatte ad artisti e fondatori di label NSBM. C'è qualche individuo ''informato sui fatti'' che avreste voluto contattare e che invece non vi è riuscito?

Max: Fortunatamente direi proprio di no. Da un lato, cercando con la dovuta attenzione abbiamo recuperato numerose interviste e dichiarazioni rilasciate all’interno di vecchie ‘zine (spesso dalla tiratura limitata e dalla distribuzione al limite del carbonaro) che ci hanno fornito numerosi spunti e preziose informazioni. Dall’altra parte il grosso delle realtà da noi contattate negli ultimi due anni ha risposto alla chiamata e non si è sottratto ai quesiti che gli abbiamo posto. Forse l’unico nostro – per quanto piccolo – rammarico riguarda l’americana Resistance Records, a cui avremmo voluto chiedere qualcosa più nel dettaglio in merito alle vicende legate alla promozione della scena NSBM per mezzo della loro sussidiaria chiamata Unholy Records.

C'è qualche aspetto del libro che avreste voluto approfondire maggiormente, ma che per differenti motivi non vi è stato possibile analizzare?

Max: Se parliamo di NSBM (per quanto possibile) in senso stretto, tenuto conto che il libro è composto da ben 17 capitoli, più numerose interviste e schede di approfondimento per un totale di quasi 600 pagine, beh, direi che abbiamo fatto i salti mortali nel cercare di essere il più esaustivi possibile. A titolo puramente personale, e ben sapendo che non vi era lo spazio né vi erano i termini per approfondire ulteriormente la cosa, mi sarebbe comunque piaciuto dedicare qualche scampolo di carta addizionale alla cosiddetta scena borderline. Nello specifico il black metal nazionalsocialista di stanza in Malesia (band tipo Santau, Vetis, Barthafah) e i loro cugini in salsa pagan metal aderenti a quel filone autoctono/identitario raccoltosi sotto l’egida della parola chiave Nusantara. La scena indonesiana è in qualche modo paradigmatica rispetto ai fermenti ed alle contraddizioni che alimentano il mondo del metal estremo contemporaneo.

Secondo voi, perché il NSBM spaventa così tanto le Nazioni? E' solo per gli argomenti trattati, o per altre ragioni? Arriverà mai un giorno in cui il NSBM potrà essere accettato come tutti gli altri generi?

Davide: Dire che l’NSBM spaventa le nazioni è quanto meno azzardato, e significa mettere a confronto entità oggettivamente non paragonabili. Va bene non sottovalutare il fenomeno ma non bisogna neanche commettere l’errore opposto. L’NSBM può essere inquadrato nell’ambito delle sottoculture e certamente non sono mancati, fin dagli anni Sessanta, movimenti che hanno minato il substrato sociale dei vari stati minacciando lo status quo e il quieto vivere. Ma in questo caso parliamo di un microcosmo d’azione sin troppo ridotto, di numeri irrisori, e di un’organizzazione frammentata e fluttuante. Diciamo che si limita a persistere e disturbare, facendosi veicolo di un crescente risvegliarsi di sentimenti identitari e nazionalisti (che peraltro sarebbero comunque emersi per via della congiuntura economica e politica di questo periodo) che nell’NSBM trovano una particolare e “deviata” via di attuazione, fuori da schemi più canonici e per questo meno inquadrabili. Se l’NSBM sarà un giorno accettato? Logica vorrebbe che dicessi no. Sia perché non ricerca il consenso – pena perdere una delle sue caratteristiche intrinseche, ovvero l’essere antisistema – sia perché i modi artistici e gli intenti del genere appaiono completamente in controtendenza con la direzione che il mondo ha intrapreso. Tuttavia le stesse cose si potevano dire trenta o quaranta anni fa circa il satanismo e compagnia occulta, che invece oggi non infastidiscono più nessuno quando non ammiccano apertamente anche in contesti prettamente pop.
Quel che appare certo è che se mai l’NSBM riuscirà a fare breccia in un circuito più overground rispetto all’attuale, questo ne segnerà inevitabilmente un “depotenziamento”, frutto di un processo di assimilazione e rimasticazione che ogni sottocultura ha subito nel momento in cui è stata fagocitata dal mercato musicale per essere poi data in pasto ad un pubblico generalista.


Il successo del vostro libro è evidente, e a dimostrarlo ci sono i tanti commenti positivi di critica e fans. Avete ricevuto invece critiche o pressioni dopo questa pubblicazione?

Max: Curiosamente sembra essere accaduto una sorta di fenomeno a rovescio, e ciò tenuto conto della mole di critiche, spesso feroci quanto gratuite, ricevute PRIMA dell’effettiva uscita di questo libro, quando si è scatenata la tipica crociata basata su pregiudiziali prive di ogni fondamento. Ne abbiamo lette e sentite di ogni, ma poi, non appena il saggio ha iniziato a circolare, l’accoglienza si è dimostrata diametralmente opposta. I lettori che ci hanno contattato si sono rivelati particolarmente curiosi ed attenti, e non possiamo che ringraziare chi si è prodigato nel segnalarci impressioni, dettagli o approfondimenti concernenti l’ambiente trattato. Nessuna pressione o particolare problema da parte di chi ha letto il libro, piuttosto segnalerei con soddisfazione l’essere riusciti ad intercettare un pubblico di natura trasversale, coinvolgendo sia il neofita quanto l’incallito addetto ai lavori. Tutto sommato direi che Come Lupi tra le Pecore ha avuto il pregio di porre i riflettori su un mondo che per troppi anni era rimasto relegato negli anfratti più bui del metal estremo.

Grazie ragazzi del tempo dedicatoci. Alla prossima!


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