Grand Theft Parsons - Film - Recensione

Titolo: Grand Theft Parsons
Paese: USA, UK
Anno di uscita: 2003
Genere: Commedia
Regia: David Caffrey
Voto: 6/10

Tratto dalla vera storia di Gram Parsons, ex membro dei Birds e rock star country, o meglio ancora rivisitazione cinematografica di tutti gli avvenimenti realmente accaduti al suo cadavere post-mortem, Grand Theft Parsons, film pubblicato nel 2003 dalla New Films International, ci racconta dell'incredibile rapimento della bara del musicsta a opera del road manger e migliore amico Phil Kaufman, interpretato da un bravo Johnny Knoxville, per spargerne le ceneri nel deserto del Joshua Tree National Park, come da ultime volontà dell'artista.

Ma andiamo per ordine. Il film si apre con l'improvvisa morte del giovane Parsons, ucciso da un overdose in una stanza di un motel, e con l'immediato tentativo da parte di Kaufmann di impossessarsi del suo cadavere, così da adempiere la sua volontà di cremazione. La famiglia dell'artista però nega tale rito e in pratica l'amico è costretto a rischiare il tutto per tutto organizzando il rapimento della bara. Accordatosi con l'inganno con un hippie della zona (Michael Shannon) per farsi accompagnare con la sua auto-carro funebre (rigorosamente gialla con i fiorellini) fino all'areoporto dal quale la salma sta per partire alla volta del suo sacrario, i due iniziano un'avvenura-fuga lungo il deserto, rincorsi dalla polizia, dal genitore del musicista e da Susie (Marley Shelton) e Barbara (Christina Applegate), la prima compagna di Kaufmann, la seconda vedova di Parsons. Il tutto, fino al finale (e scontato) compimento della cremazione.

Di per se una bellissima trama, che però si vanifica a causa non della regia di David Caffrey, a tratti molto buona, ma per la piattezza del copione e la scarsità interpretativa degli attori, eccezion fatta per Knoxville e la Shelton, loro sì a loro agio nei ripettivi ruoli. Terribili invece le prove della Applegate, stereotipata all'inverosimile, e ancor più quella di Shannon, a tratti persino fastidiosa per inespressività. Si aggiunga al tutto che gran parte dei dialoghi sono la noia più mortale e pensati solo per allungare la durata della pellicola (del tipo: 'si', 'no', 'ti dico di si', 'ma guarda che no', 'ma si', e zzzzzz...), e la frittata è fatta. Un gran peccato, perchè alcuni momenti buoni ci sono eccome e la sensazione generale è quella che il tutto poteva essere gestito meglio, magari rendendo molto più ironica la figura dell'hippie fattone, dando più spazio al ruolo del genitore di Parsons, e rendendo più aggressiva la parte della giovane vedova del defunto artista. 

Insomma, si doveva ridere di più e sbadigliare di meno. Ci vorrebbe un remake..



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