Intervista ai Kaliage

La band che andremo ad intervistare oggi porta il nome di Kaliage, formatasi grazie a quattro promettenti ragazzi di Voghera nel 2009. Dopo tre anni di concerti in cui il quartetto propone varie cover, il gruppo decide di registrare una propria demo intitolata "White Oblivion", di cui potete trovare qui la recensione. Si tratta di un EP di 24 minuti in cui i nostri propongono musica molto elaborata come alternative, progressive e post-metal.

Abbiamo il piacere di scambiare due chiacchiere con Guido Chiereghin e Stefano Magrassi, rispettivamente cantante/chitarrista e bassista della band.

Ciao ragazzi, è sempre un piacere intervistare interessanti band emergenti come voi.
GC: Per noi è un vero onore essere intervistati per la prima volta per il vostro sito! Vi ringraziamo per la minuziosa recensione del vostro collega, proprio non ce l’aspettavamo!


Come descrivereste la vostra proposta a chi ancora non vi conosce?
SM: Cerchiamo di non rientrare in una definizione di genere ben precisa. Il nostro scopo è quello di fondere le diverse anime dei componenti del gruppo, i nostri background musicali, per produrre qualcosa il più innovativo possibile o ,quanto meno, che non scada nel banale e nello scontato.
A volte potremmo sentirci più rappresentati dall’etichetta Post Metal, altre da Alternative o addirittura Progressive Metal. In generale, credo, si tratti di una fusione delle tre secondo il nostro gusto e le nostre sensazioni in fase di composizione.

Quando e in che modo sono nati i Kaliage?
GC: L'idea del gruppo è nata da me e Stefano e, a dir la verità, tutto è partito come un semplice passatempo in sala prove. Entrambi, dopo alcune esperienze comuni in cover band, avevamo deciso di rimetterci sotto a suonare scegliendo solo pezzi dei nostri gruppi preferiti: Tool, A Perfect Circle, Static X, Fear Factory ecc. Insomma cose che non si sentono spesso, soprattutto qui in Italia. Quasi subito siamo riusciti a coinvolgere Matteo e abbiamo trovato un batterista che, però, ci ha lasciati dopo pochi mesi. A questo punto abbiamo proposto a Gregorio, con cui avevamo suonato a lungo in band precedenti, di unirsi a noi.
In seguito ad un paio di live poco soddisfacenti con il nome di Krills, abbiamo deciso di provare a scrivere qualcosa di nostro partendo da spunti ed idee ferme sul mio pc da quasi un annetto. Ed eccoci qui.


Parliamo ora proprio del vostro debutto, "White Oblivion": come sono stati concepiti i quattro pezzi che compongono il vostro primo manifesto?
GC: L'idea principale è stata quella di lasciare fluire il più possibile i nostri pensieri ed emozioni, senza porci troppi limiti in fase di scrittura. Le basi melodiche sono partite da me e Matteo. Love Child e Naturalized Citizen le ho scritte e completate a casa mescolando tante piccole idee: hanno subito poche trasformazioni, giusto alcuni arrangiamenti. Braindead e White Oblivion, invece, sono nate da spunti di Matteo ponderati e studiati in sala prove. Le sezioni ritmiche sono state costruite da Gregorio e Stefano quasi totalmente mentre provavamo, seguendo anche alcune idee che Teo ed io avevamo in testa come tappeto per le chitarre.I testi poi sono venuti di conseguenza alla musica e descrivono le nostre idee e punti di vista su argomenti di varia natura, dalla società in cui viviamo alla religione.


Vi ispirate chiaramente a band come Tool, Dream Theater e Isis. Questi (e magari altri) gruppi hanno segnato particolarmente il vostro orecchio e il vostro modo di suonare e/o comporre?
GC: Hai indovinato subito quali sono i nostri punti di riferimento! Anche band come Fear Factory, Callisto, The Ocean ed Intronaut, giusto per citarne alcuni, hanno dato e danno una loro impronta al nostro modo di pensare, scrivere e suonare musica. In linea di massima, tutti ascoltiamo un po’ di tutto ed abbiamo gusti e background differenti l’uno dall’altro. Possiamo dire che siamo affascinati e colpiti da tutto ciò che suona "strano" ed "elaborato", anche se non appartiene propriamente all’universo metal o rock.


Recentemente avete cambiato il chitarrista solista: il vostro sound muterà rispetto al vostro primo EP oppure rimarrà invariato?
GC: I componenti di una band sono come gli ingredienti di una ricetta: ognuno porta un sapore e una consistenza diversa. Le differenze rispetto a prima sono molte, starà anche a noi amalgamare il tutto alla perfezione.
Ovviamente, essendo ancora all’inizio del nostro percorso, non abbiam trovato una forma definitiva; stiamo cercando uno stile che faccia dire a chi ci ascolta "ehi, ma questi sono i Kaliage!",pur spaziando fra generi e sonorità più particolari.
Credo che l'entrata di mio fratello, Dario, possa dare una marcia in più ed aiutarci a creare un sound unico e riconoscibile, essendo un chitarrista virtuoso ma di buon gusto (dote molto difficile da trovare fra i puristi della tecnica).Fra l’altro ha dato già in fase di registrazione la sua impronta: gli assoli sono stati rivisitati,scritti e registrati da lui.


Avete già intenzione di comporre nuovi pezzi per un eventuale album in studio? Se sì, come pensate di riuscire a confermare i sostenitori che hanno apprezzato la vostra demo e come pensate di smentire coloro che invece l'hanno criticata?
SM: Dopo la registrazione dell’ep ci siamo subito rimessi sotto con nuovi pezzi ed idee. Il nostro obbiettivo è quanto prima raggiungere un numero di brani tale da poter pubblicare un full-length. Per ora abbiamo quasi completato due nuove canzoni che vorremmo proporre già dal prossimo live.
Il nostro stile ha subito delle piccole trasformazioni nel corso dell’ultimo, come era immaginabile, e credo quindi che saremo in grado di soddisfare tutti i palati.


Parliamo adesso della scena musicale italiana, sempre rimanendo nell'ambito rock e metal. Pensate ci siano band che hanno la potenzialità di fare tanto e magari farsi conoscere anche all'estero?
SM: Purtroppo viviamo in una zona che, dal punto di vista delle band indipendenti, latita parecchio. C’è una sorta di “corsa alla cover” che, se da un lato permette a tanti giovani musicisti di mettersi in mostra e fare esperienza, dall’altro soffoca chi cerca di proporre qualcosa di personale.
Inoltre in Italia, generi come il Post e l’Alternative fanno davvero fatica a trovare spazi per esprimersi. E questo è un vero peccato, dato che nel nostro paese ci sarebbero davvero tantissime ottime band che meriterebbero qualche chance in più.


Dalla vostra pagina Facebook leggo che inizialmente la band proponeva cover. Continuate a suonare cover in sede live oppure avete deciso di non proporne più? E qual è il vostro pensiero in merito alle cosiddette "tribute band"?
SM: Piano piano vorremmo toglierle dalle nostre set-list.Per ora ne stiamo tenendo sempre in serbo un paio per poter ,all’evenienza, prolungare il nostro show, visto il numero ancora ridotto di pezzi nostri.
GC: Dal mio punto di vista,suonare un paio di cover durante un live è una piccola pubblicità fatta ai nostri pilastri che, sicuramente, sono poco considerati nel nostro Paese.
SM: Le tribute band non sono un fenomeno negativo a priori: anche io e Dario ad esempio, da adolescenti suonavamo in un tributo agli Slayer, mentre Guido in uno ai Judas Priest. Purtroppo negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom che ha bloccato ancora di più gruppi che propongono pezzi propri. Per i gestori dei locali ovviamente è un guadagno facile, perché l’afflusso di pubblico è mediamente maggiore e il rischio di perdite inferiore. Questa situazione però non giova né ai musicisti, che non riescono a fare esperienza e migliorare, né al pubblico che perde un’occasione per ampliare la propria cultura musicale.


Nei tre anni in cui siete stati insieme avete fatto qualche concerto che vi ha colpito particolarmente?
SM: Abbiamo suonato davvero troppo poco live per poter ricordare qualche concerto in particolare, speriamo di poterci togliere delle soddisfazioni il prima possibile!


Pensate che la rete sia un buon trampolino di lancio per farvi conoscere e pubblicizzare la vostra demo oppure no?
SM: Sicuramente è uno strumento ed un canale diverso per promuovere la propria musica e quindi può aiutare. A dir la verità eravamo convinti che potesse essere più semplice o quanto meno io, che lavoro nell’ambito web, pensavo che ci avrebbe dato una bella spinta. Invece, per fortuna, il mondo della musica si basa ancora sulla gavetta, l’impegno in sala prove, i sacrifici, i live e tutte quelle esperienze che ti mettono di fronte ad un pubblico vero, capace di apprezzare, ma anche criticare la tua musica.
Solo in pochi riescono nell’impresa di sfondare solo attraverso la rete.


Grazie per il tempo che ci avete dedicato. Potete concludere l'intervista liberamente.
Grazie a voi per questa bella intervista e per lo spazio che ci avete concesso! Vorremmo concludere dicendo a tutti che presto metteremo in download l’ep completo e nel frattempo sulla nostre pagine facebook (http://www.facebook.com/kaliageitaly) e myspace (http://it.myspace.com/kaliage-italy) si possono ascoltare i brani che abbiamo registrato.Un saluto a tutti da parte dei Kaliage e speriamo di vedervi presto ai nostri concerti.

Gregorio Nastasi, Guido Chiereghin, Stefano Magrassi e i Kaliage per rock-metal-essence.com.

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