Y&T @ Lido di Bellagio

Il silenzio e la compostezza del lago, uniti all’enormità di un panorama montano mozzafiato, fanno da cornice alla seconda e ultima data italiana del tour 2012 degli storici, leggendari e fin troppo sottovalutati californiani Y&T. Ovviamente non potevo mancare, sia perchè la band dell’oramai solo ‘originale’ Dave Meniketti live mi mancava, sia perchè da buon genovese sono stato (molto) attratto dall’occasionale gratuiticità dell’ingresso allo spettacolo, non posso negarlo.


E pazienza se per vivere un solo giorno nella bellissima ma ricca Bellagio ho dovuto alla fin fine spendere l’equivalente del biglietto di ingresso di un normale show più ancora qualcosina, ne è valsa la pena sotto tutti gli aspetti. Prima di tutto per la location, con il piccolo ma accogliente palco posizionato li, in Quel ramo del lago di Como sotto un lucente cielo stellato, poi per la straordinaria prestazione (e setlist) della formazione. Ma andiamo per ordine..

Ad aprire la serata intorno alle 8 di sera (e dopo un abbondante e gratuito buffet) sono i Pensione Libano, presentatisi se ho ben capito come una delle poche (se non l’unica) realtà musicale di “spessore” della zona. Non mi dilungo oltre, prima di tutto perchè lo ammetto non mi sono piaciuti, secondo perchè con il loro stile ribelle e pop punk non c’entravano proprio nulla con l’evento.

Alle 21 in punto, tra le acclamazioni della folla (un centinaio di presenze almeno, molte vista la ridotta dimensione dell’area) Dave Meniketti (chitarra e voce), John Nymann (chitarra, cori), Brad Lang (basso, cori) e Mike Vanderhule (batteria, cori) calcano le loro impronte sul palchetto del Lido di Bellagio. Un terremoto ci segnala l’inizio del primo brano, la stupenda Open Fire, eseguita molto bene nonostante le normali imperfezioni dell’audio tipiche delle prime tracce di ogni live. Non c’è un attimo di respiro, e in sequenza è il turno di Black Tiger e Lipstick and Leather, che ci confermano già un Meniketti anche questa sera over the top sia con la voce che con la chitarra nei suoi riff e assoli. Il pubblico è in estasi (e non poteva essere diversamente visto l’inizio!), urla canta e si dimena, ed esplode ancora di più per l’emozione data dalla seguente serie di canzoni, ovvero nell’ordine Don’t Stop Running e Mean Streak (riuscita in modo perfetto e da me immortalata nel video che potete vedere a fine articolo), seguite dalla sempre toccante Midnight in Tokyo, dalla sbarazzina Summertime Girls (forse da rivedere con questa formazione un po’ sui cori) e infine dalla classica Surrender.

Prima di proseguire lungo la scaletta datemi ora un attimo tempo di parlare della prestazione di tutta la band e non del solo Meniketti che, come ho già accennato, ha suonato e cantato da 10 in pagella. John Nymann alla ritmica se la cava bene, nonostante sia forse il più freddo e statico dei quattro presenti sul palco. E’ invece una furia e un martello pneumatico il batterista Mike Vanderhule, dotato di grande presenza (scherza con il pubblico in più di un’occasione) ma soprattutto di grande tecnica, come dimostrerà l’assolo di batteria da lui eseguito a fine concerto. Infine Brad Lang, il bassista-fotomodello che corre e si dimena in ogni dove sul palco e che incolla su di se gli occhi di tutte le presenti grazie alle sue pose e al suo continuo giocare con i suoi lunghi e biondi capelli, lasciati sempre a svolazzare grazie a un grosso ventilatore posto ai suoi piedi. Di due cose sono certo, che è bravo e che a fine serata sarà l’unico a fare centro. Non so se mi sono spiegato…

Ma torniamo al palco e a due brani estratti dall’ultimo album della band, Facemelter (2010), ovvero Shine On e Blind Patrol, due belle scariche di adrenalina che il pubblico accoglie con il giusto entusiasmo. Winds of Change trasmette poi la solita dose endovena di commozione e ammirazione, seguita dal quasi inno Rock & Roll Gonna Save The World (cantato da tutti a squarciagola) e dalle belle Don’t Bring Me Down e I’m Coming Home, per un segmento toccante e sentito del concerto che si chiude con la strumentale I’ll Cry (con Meniketti che trasmette le sue emzozioni attraverso la chitarra e via smorfie facciali degne del compianto Gary Moore) e la bellissima, leggendaria e aggiungete voi gli altri aggettivi Eyes of A Stranger, secondo me il pezzo meglio eseguito dell’intera serata.

Si avvicina il finale. Parte Hurricane e tutte le teste fanno headbanging come se fossimo di fronte allo speed metal degli Accept, prende l’avvio I Believe e siamo già tutti a cantare ogni singola parola, cuore in mano e occhi di gatto come Sebastian Bach nel video di I Remember You, fa da finta chiusura Forever e in un’istante ci ritroviamo tutti fratelli e amici anche se mai visti prima. E’ la magia del rock ragazzi, e la bacchetta l’hanno in mano gli Y&T stasera. We Want More! We Want More! Meniketti torna sul palco, si avvicina al microfono ed esclama: and I want more!! ed ecco fatto che partono le note di Don’t Be Afraid Of The Dark. Voglio far notare che, avendo sotto gli occhi la scaletta, il pezzo non ci sarebbe dovuto essere. Ma I Y & T si sono divertiti anche loro oltremodo stasera, e il regalo alla loro platea italiana era così dovuto. Chiude infine un assaggio di 25 Hours A Day che lascia spazio alla conclusiva Rescue Me, tipico finale coi fiocchi per un concerto da Oscar.

La notte torna silenziosa in riva al lago ma la voglia di dormire non c’è. La band resta a lungo tra il pubblico a chiaccherare, firmare autografi, fare foto. Brad Lang ad abbordare ragazze. E pian piano, magari al mattino con le prime luci del sole, tutto tornerà come prima al Lido di Bellagio e nei dintorni torneranno ad esserci solo ricchi e riccastri, ma mai si spegnerà in noi presenti la sensazione di aver assistito a un evento davvero unico. Forse irripetibile.


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