Toto @ Lucca Summer Festival 2012

7 giorni fa gli Y&T a Bellagio, poi Popa Chubby a Genova, in mezzo uno show (a cui personalmente tenevo molto) dei progressivi Banco del Mutuo Soccorso & Le Orme a Villa Serra di Comago. Anche se un po’ stanco, non lo nascondo, non potevo però esimermi (pena fustigazione interiore) dal chiudere il conto delle mie fatiche da fanatico spettatore con loro, i leggendari Toto, in concerto per la prima data del loro tour estivo europeo al Lucca Summer Festival 2012.

Piazza Napoleone, sede dell’evento immersa nel bellissimo centro storico di Lucca, è una perfetta location per i concerti, anche grazie al genio dell’organizzazione che ha creato intorno alla “scomoda” statua posta al centro della piazza l’area di lusso (centrale, con posti a sedere e leggermente sopraelevata) per chi ha pagato il biglietto più costoso per l’evento. Piccolo appunto, credo si dovrebbe fare ovunque così, senza dividere il pubblico in aree e in modo squallido (qualcuno ha detto Gods of Metal?). Ad ogni modo, noi siamo tra la folla e vi assicuro che anche da li si gode di una vista sul palco perfetta. Benissimo.

Entrato nell’arena che sono da poco passate le 19 e 40, l’attesa per l’inizio dello show è snervante, nonostante sia in buona compagnia (ragazza e amici) e le battute tra di noi scorrano come fiumi in piena. La tensione però sale a dismisura, specie nell’ultima mezz’ora prima del via, dalle 21 in poi, quando davvero l’impazienza divampa come un fuoco dentro noi tutti. Finalmente, puntualissima, la band fa il suo ingresso sul palco alle 21 e 30 precise precise, tra le urla del pubblico. Spazio a una breve intro e via con la prima traccia in scaletta!!

Only The Children, Hydra e St. George & The Dragon, una dietro l’altra e suonate senza respiro, rischiano di ucciderci tutti. Primo, perchè sono tutti e tre brani spettacolari e su questo non ho altro da aggiungere. Secondo, perchè i Toto si dimostrano fin da queste primissime battute in forma smagliante. Joseph Williams rasenta la perfezione, dimostrando la giusta estensione vocale che da lui si ci deve attendere e non mancando mai di muovere ed esaltare il pubblico. Steve Lukather è anche lui da brividi, sempre d’impatto con la sua chitarra e la sua calda vocalità. Benissimo anche David Paich e Steve Porcaro alle tastiere, con quest’ultimo che darà più di una volta modo di commuoversi durante la serata ricordandosi del ventennale della scomaprsa di suo fratello Jeff, giustamente ampiamente celebrata dalla band. Infine, bravi i coristi e il bassista Nathan East (sostituto di un Mike Porcaro che tutti sappiamo tristemente malato), mentre è il solito maestro di precisione Simon Phillips alla batteria, che avrà modo di fare vedere tutta la sua classe già con la seguente traccia della setlist, Rosanna, con quella sua bellissima parte di pelli che eternamente farà rimpiangere il genio che l’ha composta.

Il concerto non perde mai intensità, e la dolce Lea commuove un po’ tutti, poi esaltati dalla grandiosa Could This Be Love e nuovamente “straziati nel cuore” da I Won’t Hold You Back, con quell’assolo di Lukather che mai smetterò di amare alla perdizione per come sa entrare sotto pelle con le sue emozioni. E dopo una piacevole esecuzione di We Can Make It Tonight, è il turno di Pamela, cantata a squarciagola dalla numerosissima folla presente. Poi Human Nature, resa famosa da Michael Jackson ma composta da Steve Porcaro (assieme a John Bettis), lascia ampio spazio al genio del tastierista, sempre acclamato lungo tutta la durata del concerto dal pubblico.

Fin qui, l’avrete capito, zero passi falsi e solo tanta musica splendidamente riproposta live. Il meglio paradossalmente ha però ancora da venire, e già Manuela Run fa fare ciao ciao con la manina alle coronarie di metà platea. Che bomba ragazzi! Io, come pochi altri sopravvissuto per miracolo, morirò del tutto con l’inattesa How Many Times tratta da Kingdom of Desire, anche lei tributata a Porcaro e che personalmente adoro come poche, specie per il ritornello che definire perfetto per la sede live è dire poco. Resuscitato per dono divino (evidentemente serviva qualcuno qui in terra che potesse raccontare la serata), mi esalto non poco con Carmen per poi godermi, dall’alto della mia ormai certa immortalità, la visione di tutti i presenti che cadono uno dopo l’altro sopraffatti dalle emozioni del duo letale Stop Loving You e Hold the Line (super la corista Jenny Douglas-McRae alla voce in duo con Williams), brani che fanno da finta conclusione allo show tra il tripudio generale.

Le luci si spengono e noi restiamo li, umidi di sudore (perchè si, faceva molto caldo) e bagnati di pianto commosso, a urlare Loro di tornare on stage. E così rieccoli, pronti a spazzarci via ancora con la fondamentale Africa, con una bella prova di Paich un po’ sofferta solo sulla voce, e infine (questa volta purtroppo davvero) con la conclusiva Home of the Brave, delirio totale di coralità e con lo stesso Paich che si conferma grande bestia da palco andando a lungo a danzare (l’aveva già fatto in precedenza su alcuni brani) a centro palco assieme al resto della band. Poi resta il tempo solo per i saluti, gli applausi e i ringraziamenti, tra le preghiere della gente di andare avanti ancora e magari non smettere mai, per stasera e per sempre.


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