Speciali RME.com: in(dimenticato) Van Stephenson

Nel mercato musicale, lo saprete, non vale sempre la regola del chi semina raccoglie. Sono tante infatti le storie di musicisti sfortunati o poco compresi che avrebbero meritato molta più fama e successo di tanti altri loro contemporanei, ma che poi, per una serie di circostanze varie, non hanno raccolto praticamente nessun frutto dalle loro carriere, finendo ai margini o persino dimenticati dalla critica e dai fans.

Uno di questi nomi ingiustamente sepolti dal trascorrere del tempo è sicuramente quello di Van Stephenson, cantante e chitarrista statunitense nato il 4 novembre 1953 a Hamilton, nell'Ohio, e purtroppo scomparso l'8 aprile 2001, vinto da un male ormai incurabile che lo affliggeva da lunghi anni.
Un grande cantautore che è stato capace di raggiungere la meritata fama in sole poche occasioni e quasi unicamente nel corso degli anni '80.

Cresciuto in una famiglia dalla forte tradizione religiosa, Van Stephenson trascorse una serena infanzia e terminò senza intoppi gli studi giovanili (quelli che da noi corrispondono alla scuola superiore). Al termine di questi corsi il ragazzo, fortemente appoggiato dai genitori, prese la decisione di iscriversi al seminario, divenendo in pochi anni pastore di anime per la Chiesa protestante americana.

Già in quegli anni di denso studio e meditazione, Stephenson incominciò a nutrire una grande passione per la musica e durante tutti gli anni'70 compose diverse canzoni, che furono allora affidate ed eseguite da altri artisti più o meno famosi.
I primi riconoscimenti al suo talento arrivarono a fine decennio, quando l'autore raggiuse il primo piazzamento nelle classifiche USA con i Crystal Gayle e la canzone "Your Kisses Will" del 1979, un risultato che fu davvero importante per il giovane compositore che fu ben presto contattato per lavorare al servizio di musicisti affermati come Kenny Rogers, Dan Seals, Janie Fricke, John Anderson e, con Dave Robbins, i Restless Heart.

Vista la veloce evoluzione delle cose, Van Stephenson decise così nel 1981 di tentare il grande balzo, fondando una propria formazione solista. 
Ingaggiati i chitarristi Wayne Perkins e Kenny Mims, oltre al bassista Larry Baxton, ai tastieristi Mike Hanna e Shane Keister, e al batterista Joe English, il musicista diede alla luce il suo primo album, intitolato China Girl


Il disco uscì a bassa taratura e non riscosse molta fama. Qualitativamente, risultò come un lavoro ancora acerbo, seppur già ben prodotto. Mancano in esso delle vere e proprie hit, anche se brani come Looks Like A Loser, China Girl e Weekend Warrior appaiono come piuttosto apprezzabili e in grado di far trasparire tutte le qualità vocali dell'artista, che avranno modo di esplodere definitivamente in seguito.

Il nuovo sforzo discografico di Van Stephenson, a titolo Righteous Anger, uscì tre anni dopo, nel 1984, e si rivelò già nettamente superiore al debutto, tanto che raggiunse la posizione #54 della classifica Billboard 200. Inoltre i singoli "Modern Day Delilah" e "What the Big Girls Do" toccarono rispettivamente la #22 e la #45, assicurando al musicista un buon periodo di fama, passaggi radiofonici e riconoscimenti.


Avvalorato dalla partecipazione di nomi importanti come Mike Baird alla batteria, Dennis Belfield al basso e soprattutto Dan Huff (Giant) alla chitarra e Alan Pasqua alle tastiere, l'album fu un prodotto dal sound notturno, da ascoltare in totale relax, senza riempitivo alcuno. Il livello tecnico/musicale è altissimo, le sensazioni e i sentimenti toccati sono vari e tutti ottimamente resi da testi precisi e poetici al punto giusto. Ci sono finalmente le hit, i ritornelli che entrano nella testa e non ve ne escono più, e una prestazione vocale assoluta di Van Stephenson mette qui in luce tutta la sua sensibilità e capacità di far trasparire il sentimento.

Solo due anni e nel 1986 prende vita con una formazione praticamente identica al precedente il disco Suspicious Heart. L'album però non ottenne piazzamenti in classifica e si rivelò un fiasco di vendite, nonostante due tracce, "Make It Glamorous" e "No Secrets", fossero state scelte come colonna sonora rispettivamente dei film The Wild Life e Secret Admirer. Neppure il singolo "We're Doing Alright" ottennne piazzamento in classifica.



Eppure il disco risulta essere oggi un altro grande lavoro che, dotato di un sound differente dal precedente, mateneva però sempre elevatissimo lo spessore musicale dei singoli componimenti. A dominare era sempre la caratteristica voce di Van Stephenson. Le hit c'erano ma stranamente non emersero, forse il disco non fu compreso, forse era già destino che questo musicista dovesse essere relegato a una carriera perlopiù in ombra.

Fatto sta che, tornato in studio di registrazione nel 1987-1988, il musicista decise dopo la stesura di alcune demo di accantonare completamente il progetto di un quarto disco solista, insoddisfatto delle sue stesse creazioni. Queste demo, arrivate ai giorni nostri, sono state rimasterizzate e pubblicate di recente in due dischi dal titolo rispettivamente ''Unreleased 4th album'' e "Found in A Drawer", rivelando ancora una volta ottime melodie e grandi testi.

Negli anni '90 Stephenson ritornò a comporre pezzi per altri artisti, per poi accettare il ruolo di cantante e chitarrista per la band country BlackHawk, attiva tutt'oggi. Dopo pochi anni di permanenza in formazione dovette però allontanarsi dal gruppo a causa di iniziali problemi di salute che anticiparono di qualche anno il terribile verdetto: tumore maligno. Van Stephenson lottò con tutte le sue forze contro questo grave male per oltre un anno, durante il quale lasciò completamente le scene.

Purtroppo l'8 aprile 2001 la resa. Van Stephenson ci lasciò con lo stesso silenzio con cui aveva attraversato un mondo, quello musicale, che non fu in grado di consacrarlo e apprezzarlo nel modo dovuto. E' stato un ombra, un riflesso, un breve istante di magia. E' paradossale pensare che due suoi brani, coverizzati a metà anni 2000 da Joe Lynn Turner (uno che di musica ne fa e ne sa) nel suo progetto Sunstorm e riproposti in modo fedelissimo agli originali, si siano però rivelati di nettamente maggior successo rispetto alle versioni originali.

Fu un artista sfortunato? Incompreso? Ebbe poca pubblicità e promozione? Era troppo particolare? Troppo artista, troppo poeta di musica? Non lo so, fatto sta che oggi il suo nome è riconosciuto solo da chi è più appassionato di questi generi ricchi di melodia e sconosciuto per tutti gli altri. Nessuna radio e pochi siti lo ricordano, non ha avuto edizioni speciali su riviste ne in tv. E' arrivato ed è andato via nel silenzio, coccolato dalla sua fede in Dio e dall'amore per la musica che oggi lo rende eroe immortale. E ''Modern Day Delilah'' suona ancora in più di qualche lettore..

1 commento:

  1. Grazie per l'ottimo articolo, innanzitutto! Da fan dell'AOR sin dai primi anni ottanta, trovai Righteous Anger e ancor di più Suspicious Heart due grandi album. Il secondo credo possa essere annoverato tra i 3 più grandi e rappresentativi album del genere. L'arrivo di internet, poi, ha reso giustizia a Van, sebbene non abbia potuto saperlo...

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